confine grecia
Sono ripresi i lavori di demolizione di una parte delle baracche della «giungla» di Calais, dove risiedono migliaia di richiedenti asilo che attendono di attraversare la Manica per raggiungere l’Inghilterra. Lo sgombero della baraccopoli nella città portuale francese era iniziato ieri mattina senza incidenti, ma nel pomeriggio sono scoppiati scontri fra gruppi di migranti, sostenuti dai militanti del gruppo No Border, e la polizia che proteggeva gli operai intenti a demolire l’area sud del campo. La Bbc riferisce che le tensioni sono continuate per tutta la notte, con la polizia antisommossa che ha sparato gas lacrimogeni contro i profughi che lanciavano pietre contro le squadre di demolizione.


Il ministro «riafferma la determinazione del governo a mettere al riparo i migranti, in particolare nella zona sud dell’accampamento in conformità alla decisione del tribunale amministrativo», che il 25 febbraio ha respinto i ricorsi contro lo sgombero. Cazeneuve «chiama tutti alla calma e alla ragione. La situazione migratoria di Calais richiede la responsabilità di ciascuno e l’unione di tutti quelli, poteri pubblici e associazioni, che operano per soluzioni sostenibili e umane». Il ministero attacca poi i militanti No Borders, accusandoli di aver «tormentato» i funzionari statali presenti a Calais, mentre «l’inizio delle operazioni si stava svolgendo con calma».

Resta esplosiva e estremamente critica la situazione al confine fra Macedonia e Grecia. La Macedonia, all’indomani dei violenti scontri fra migranti e polizia, ha rafforzato la sicurezza alla frontiera inviando un ulteriore contingente di 700 uomini, un battaglione di fanteria e un reparto di polizia attrezzato con veicoli blindati. Le ultime notizie parlano di circa 10 mila migranti e profughi accampati a Idomeni, in territorio Greco, in attesa di poter passare in Macedonia e poter proseguire il viaggio lungo la rotta balcanica. Le autorità di Skopje fanno passare con il contagocce, molto meno dell’annunciata quota di 580, sostenendo di attenersi a quanto avviene alle frontiera degli altri Paesi della rotta balcanica. La situazione resta molto tesa, l’emergenza umanitaria si aggrava e la rabbia dei migranti potrebbe nuovamente esplodere in qualsiasi momento.

Anche oggi alcune centinaia di migranti esasperati dall’attesa hanno assaltato e sfondato un tratto di recinzione di filo spinato, con la polizia macedone che ha reagito con gas lacrimogeni e bombe assordanti, la tensione è sempre palpabile e non si vede una via d’uscita per le migliaia di persone sempre accampate a Idomeni, l’ultimo avamposto di confine in territorio greco.