Valgono almeno 3 miliardi i vini Made in Italy identificati da denominazioni che rischiavano di essere di essere scippate all’Italia se fosse stato consentito anche ai vini stranieri di riportare in etichetta nomi quali Aglianico, Barbera, Brachetto, Cortese, Fiano, Lambrusco, Greco, Nebbiolo, Picolit, Primitivo, Rossese, Sangiovese, Teroldego, Verdicchio, Negroamaro,  Falanghina, Vermentino o Vernaccia, solo per fare alcuni esempi. E’ quanto afferma la Coldiretti nell’esprimere apprezzamento per l’annunciato dietrofront della Commissione europea sulla proposta di liberalizzazione dei nomi dei vitigni fuori dai luoghi di produzione. “Verrebbe sventato il rischio di una pericolosa banalizzazione di alcune tra le più note denominazioni nazionali che si sono affermate sui mercati nazionale ed estero grazie al lavoro dei vitivinicoltori italiani” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “il futuro dell’agricoltura italiana ed Europea dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività territoriali che sono state la chiave del successo nel settore del vino dove hanno trovato la massima esaltazione”.