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E’ boom per le tasse locali. In vent’anni (dal 1995 al 2015) si sono più che triplicate, passando da 30 a 103 miliardi di euro (248,8%). Le tasse centrali invece sono passate da 228 a 393 miliardi con una crescita pari al 72%. La denuncia arriva da uno studio di Confcommercio dal quale emerge che negli ultimi 20 anni la pressione fiscale è salita al 43,7% dal 40,3%. Ma non solo, la variabilità delle aliquote e delle imposte locali determina che la stessa impresa paga più o meno tasse a secondo se ha sede in questa o in quella città. Fra Roma e Trento, ad esempio c’è uno scarto del 13,5% di tasse in più per l’imprenditore della Capitale.

“Oggi la quota di tributi locali – ha detto il direttore ufficio studi Confcommercio Mariano Bella – rispetto al totale di tributi e contributi è al 14,5%, qualcosa di non trascurabile che necessita di attenzione, non nella logica di ridurre l’autonomia impositiva, ma in quella del necessario coordinamento tra la fiscalità dei diversi livelli di governo”. Lo studio evidenzia “l’ampia variabilità delle aliquote dei tributi locali”. Vi sono città (come Roma, Torino, Firenze, tanto per fare degli esempi) che le addizionali regionali sono applicate per scaglioni. “Non solo ci sono aliquote differenti ma – osserva Bella – sono differenti per comune e regione anche i metodi di calcolo delle addizionali: a Campobasso per scaglioni, per fare un esempio, a Napoli, invece l’addizionale regionale è proporzionale”. Avere quindi un’impresa con sede a Roma o a Trento ai fini fiscali non è la stessa cosa. Secondo il campione proposto da Confcommercio un’impresa con un imponibile Irap pari a 50.000 euro e un imponibile Irpef sempre pari a 50.000 euro pagherà 19.000 euro se ha sede a Roma e 16.744 euro se ha sede a Trento. In gioco ci sono 2.256 euro all’anno di tasse in più o in meno. Un differenziale del 13,5% che pesa anche a livello di concorrenza.
Inoltre schizzano in alto le tasse sugli immobili. Dal 2011 al 2015 le imposte sul mattone sono aumentate del 143% passando da 9,8 miliardi a 23,9 miliardi di euro. Solo quest’anno, grazie alla riduzione della prima casa ci sarà un calo del 19%. Ma, secondo le stime di Confcommercio nel 2016 le imposte sugli immobili e sui rifiuti cresceranno complessivamente dell’80% rispetto al 2011, passando da 15,4 miliardi a 27,8 miliardi di euro.