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Mentre l’Italia pensa a Sanremo e la politica si trastulla con Monica Cirinnà e la sua legge per le unioni civili continua l’invasione del Paese da parte di migliaia di profughi.

Dall’inizio dell’anno sulle nostre coste ne sono sbarcati 6.030, il 58% in più dello stesso peruiofo del 2015 quando erano stati 3.813. Agli oktre seimila sbarcati se ne devo poi aggiungere altri 769 rintracciati snei confini interni (e questi sono solo quelli rintracciati senza contare, dunque, quelli che sono passati senza esser controllati)
E le cose potrebbero peggiorare con la possibile sospensione del trattato di Schengen. Il rischio altissimo è che già in primavera ci sia una vera e propria invasione, che si ripeta quanto accaduto due anni fa quando la crisi libica portò in Italia 170mila stranieri. Ciò rischia di creare una situazione di reale emergenza, tenendo conto che attualmente il sistema di accoglienza si occupa di ben 105mila persone, che hanno chiesto il riconoscimento dello status di rifugiati e sono in attesa di risposta. Tra loro, migliaia di donne e bambini che sarà davvero difficile poter rimpatriare nei Paesi d’origine.
Dopo la relazione dell’Unione Europea, resa nota ieri, che mette sotto accusa il sistema utilizzato dalla Grecia e dall’Italia. appare più che probabile che Bruxelles conceda agli Stati che ne faranno richiesta la possibilità di continuare ad effettuare i controlli ai confini, come già avviene in Austria, Francia, Germania e Svezia. Il loro obiettivo è arrestare il flusso che proviene dai Balcani, ma appare evidente come di fronte a questi “muri” chi ha scelto di entrare in Europa per fuggire dalle guerre non avrà altra possibilità se non quella di transitare – e poi fermarsi – sul nostro territorio.
La maggior parte di sbarcati proviene dalla Nigeria (985), poi c’è il Gambia (891), a seguire: Senegal (650), Guinea (566), Mali (550) e Marocco (489).