Il procuratore della Repubblica di Arezzo Roberto Rossi ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex presidente di Banca Etruria Giuseppe Fornasari, l’ex ad Luca Bronchi e per il dirigente Davide Canestri. Ostacolo alla vigilanza l’accusa contestata. L’udienza davanti al gup del tribunale di Arezzo è fissata per il 10 marzo.
Il procuratore ha poi rinotificato l’avviso di chiusura indagini anche per quanto concerne il secondo filone, quello sulle false fatturazioni.
E proprio su Banca Etruria arriva la notizia di un maxi ammanco di 288 milioni di euro.
E’ la cifra che i correntisti hanno ritirato dai depositi dell’ex Banca Etruria tra l’inizio di ottobre e il 18 novembre, la vigilia del bail-in, il decreto del governo che ha ”salvato” le quattro popolari (CariFerrara, Banca Marche, Popolare dell’Etruria e CariChieti) azzerando il valore di obbligazioni subordinate e azioni.
E adesso la procura di Arezzo vuole identificare i titolari di quei conti che con i prelievi a sei zeri hanno ulteriormente impoverito la banca, per stabilire se avessero ricevuto informazioni privilegiate sul destino dell’istituto. Lunedì il Tribunale sarà chiamato a decidere sullo stato di insolvenza dell’ex popolare: 1 miliardo e 170milioni di euro il buco accertato. L’esito sembra scontato e, di conseguenza, anche la direzione dell’inchiesta che, dopo una dichiarazione di insolvenza, ipotizzerebbe quasi d’ufficio il reato di bancarotta. Forse anche preferenziale, a giudicare dagli episodi che hanno preceduto la decisione del governo.