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L’Europa invasa dalle moltitudini che provengono da Asia e Africa si chiude in se stessa. E il trattato di Schengen viene sospeso per almeno due anni. L’accordo sulla libera circolazione delle persone è sostanzialmente fallito. Solo Angelino Alfano non sembra essersene accorto.
Così tutte le misure alternative proposte dalla Commissione guidata da Jean-Claude Juncker, come la creazione di una polizia di frontiera Ue e una cooperazione tra le polizie, passano in secondo piano di fronte al vero imminente rischio: il fallimento dell’accordo che ha finora garantito la libera circolazione. Nelle prossime settimane si continuerà a trattare. L’Italia ha dato disponibilità ad aprire subito i cinque «hotspot» per ottenere maggiore cooperazione nel trasferimento dei richiedenti asilo. La possibilità di intervenire con aiuti alla Turchia per fronteggiare i flussi è ritenuta una strada da percorrere. Consapevoli, però, che la politica comune in tema di immigrazione è sospesa, ed è a un passo per essere definitivamente archiviata.
Il vertice Use si era aperto con il Belgio che chiedva di «estromettere la Grecia da Schengen» .Alla fine si è decisoo di sospendere l’accordo «temporaneamente». È questo il termine utilizzato da tutti per sostenere che poi si tornerà alla normalità. Ma la realtà dei fatti non cambia.
Sei Paesi hanno già ripristinato i controll alle frontiere: Austria, Germania, Svezia, Norvegia, Francia, Danimarca.
La Francia chiude le frontiere perché deve «blindarsi» contro i terroristi, la Germania per fronteggiare uno scontro politico interno che coinvolge anche il partito della cancelliera Angela Merkel, la Svezia ha il maggior numero di immigrati rispetto alla popolazione e deve riorganizzarsi, l’Austria non ha i mezzi sufficienti per garantire l’accoglienza. Fanno blocco unico anche i Paesi dell’Est che hanno già alzato muri o comunque non sono mai stati disponibili ad accogliere gli stranieri.
La decisione a questo punto rapprresenta un grave problema per l’Italia che rischia una vera e propria invasion e da Sud.
I flussi, nonostante il freddo, non rallentano. A dicembre gli arrivi sono stati 108mila, 880mila in tutto il 2015.
Le previsioni dicono che almeno per tutto il 2016 non ci sarà alcun calo, anzi. Quanto avvenuto nelle ultime ore con migliaia di persone che premono per entrare negli Stati europei, dimostra che la tendenza è quella di un’intensificazione degli arrivi. E dunque appare chiaro quale sia il rischio per l’Italia: gestire gli sbarchi che inevitabilmente saranno più massicci. Anche perché è fin troppo facile prevedere, di fronte alla chiusura della rotta terrestre, l’apertura della nuova strada che passa dall’Albania e dal Montenegro per attraversare l’Adriatico e arrivare direttamente in Puglia.