Banche-ialiane-1grande
ll problema è soprattutto (e sempre) quello dei crediti deteriorati, delle sofferenze inesigibili. Su questi, e sul loro peso nei conti di alcuni tra i maggiori istituti di credito italiani vuol vederci chiarto la Bce.
Da questo partrino le tensioni in Borsa che colpiscono in questi giorni le banche. Proprio i timori legati a un giro di vite su un punto debole per gli istituti della Penisola e il rischio, in prospettiva, di nuovi accantonamenti hanno fatto da detonatore a Piazza Affari. Nel tentativo di fare un po’ di chiarezza, al termine di un lunedì nero, è intervenuta la Consob con la richiesta alle banche di commentare l’interessamento della Bce sugli alti livelli di non performing loans detenuti dagli istituti di credito europei.
Allarme rosso, dunque,  sui mercati, e in particolare a Piazza Affari, dove l’ondata ribassista che colpisce le nostre banche non accenna a placarsi. Nel mirino i crediti deteriorati dei nostri istituti, e poi il bail-in, i cui effetti indiretti – ovvero oneri aggiuntivi per le banche più deboli – si fanno sentire, eccome: la raccolta costa di più, i clienti si spostano su istituti più solidi e i margini d’interesse già compromessi dai tassi a zero si fanno ancora più sottili. Un mix esplosivo che spiega le ragioni di questo disastroso inizio di 2016, sul quale gravano anche fattori internazionali e la crisi ribassista del petrolio.
Emblema di questo tracollo è Monte dei Paschi, che nel giro di tre settimane ha perso un terzo del suo valore: la banca, ora, vale meno di 3 miliardi, ragione per la quale s’ipotizza che sia finita nel mirino di quale colosso straniero (anche perché il crollo non è giustificato da particolari avvenimenti). Mps, infatti, sta proseguendo come stabilito nel programma di risanamento, anche se non ha ancora trovato un partner come invece caldeggiato. dalla Vigilanza.
Sotto la lente sono così finiti Banco Popolare e la Bpm, candidati alle prime nozze tra popolari, Bper Mps e Carige e pure una delle big, Unicredit. Non hanno invece ricevuto richieste da Francoforte Ubi, Intesa, Mediobanca, Credem e Popolare di Sondrio. Gli istituti finiti nel mirino saranno soggetti, in questo mese e nel prossimo, ad attività di valutazione e indagini conoscitive su “strategia, governo, processi e metodologia adottati in ambito non performing loans” è la formula comune. Nel frattempo sul tema bad bank, invocata come soluzione per alleggerire il sistema bancario nazionale da 180 miliardi di sofferenze lorde e per rilanciare il credito, si sono confrontati i vertici di Cdp, Claudio Costamagna e Fabio Gallia, in una riunione a Palazzo Chigi col premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.