forzaitalia-spaccata624Un partito nel più completo stato confusionale. E’ quello che appare oggi Forza Italia. Incapace di decidere, spaccato al suo interno, con parlamentari in lite l’un con l’altro. E’ questo il triste declino di una formazione politica che fino a pochi mesi fa era ancora maggioritaria nel Paese.
Negli ultimi giorni due eventi hanno determinato ulteriori malesseri. Si tratta da un lato dell’esclusione di FI dagli accordi per la nomina dei giudici costituzionali, e dall’altro del voto di sfiducia al ministro Boschi che il partito avrebbe deciso di disertare per offrire un ulteriore aiuto a un governo che lo sta lentamente logorando.
Nel partito di Silvio Berlusconi la frattura tra falchi e colombe è sempre più evidente, soprattutto dopo il voto per i tre giudici della Consulta che ha tagliato fuori i forzisti dall’accordo con il Partito democratico, a favore dei grillini. L’attacco frontale del capogruppo a Montecitorio, Renato Brunetta, al presidente del Consiglio Matteo Renzi ha dato al Pd il pretesto per trovare una quadra con il movimento grillino, con buona pace di quella parte del partito vicina alle posizioni del capogruppo al Senato, Paolo Romani, che ha sempre lavorato per tenere in piedi un dialogo con il partito di governo.
Già la pattuglia di parlamentari forzisti è ridotta al minimo storico di questa legislatura. Come ricorda il Fatto quotidiano, tra Camera e Senato, Forza Italia può contare solo su 96 parlamentari, contro i duecento di inizio mandato. E in una situazione così caotica, altri sarebbero disposti a seguire l’esempio dei colleghi che hanno abbracciato la scissione di Denis Verdini, a sostegno della maggioranza, e di Raffaele Fitto, con i suoi Conservatori Riformisti. Nel mirino più di tutti c’è l’ex ministro Brunetta, già in bilico per il ruolo di capogruppo a Montecitorio a favore di Elio Vito. Contro Brunetta i parlamentari azzurri contestano la gestione fin troppo autonoma del suo lavoro e quell’atteggiamento da barricate sempre in piedi.
La mozione di sfiducia contro la Boschi ha accentuato la spaccatura interna ai forzisti, con le “colombe” dette perfidamente “renziane” dai falchi guidate da Romani in compagnia di Maria Stella Gelmini e Altero Matteoli. La scelta di uscire dall’aula, continua il Fatto, è stata anche una soluzione utile a evitare brutte figure mettendo a nudo i numeri ridottissimi che il partito berlusconiano può esprimere in aula. E poi unisce i fini più diversi, come quelli di Daniela Santanché, coerentemente garantista e in linea con le indicazioni del Cav: “Noi siamo contro le mozioni di sfiducia”.
Mentre da una parte Laura Ravetto è una delle poche a chiedere esplicitamente un cambio dei capigruppo per uscire dalla empasse, c’è chi starebbe valutando di mollare una volta per tutte i gruppi in conflitto per approdare a lidi più rassicuranti. Secondo Repubblica è ancora al Senato che proseguirebbe l’emorragia azzurra. Il primo sospettato è Enrico Piccinelli, ingegnere di 51 anni e commissario del partito a Bergamo, che ha già presentato le dimissioni dal gruppo. E sul suo futuro immediato dice: “Verdini? È vero, avevo avviato mesi fa un discorso che a questo punto mi sembra abbia maggiori sbocchi. Il malessere in Forza Italia – ha aggiunto il senatore – Diciamo che non esco da FI tra oggi e domani, mi prenderò una pausa di riflessione in questi giorni di festa. Ma da Ala sono molto corteggiato, è vero, e da noi la situazione è critica”.
Note dolenti per il Cav anche dalla Camera, dove l’ex presidente del Lazio, Renata Polverini, sembra la più sconsolata: “Che devo dire? – ha detto a Repubblica – Il partito non c’è, non funziona, i gruppi vivono alla giornata e quest’ultima disfatta della Consulta è stata l’ennesima figuraccia”. Non dice dove andrà l’ex segretario Ugl, ma comunque ammette che le pressioni non mancano: “Io corteggiata da verdiniani? Ma siamo tutti corteggiati. Finora sono rimasta e sp’eravo che la cosa venisse apprezzata. ma amo fare politica e se non ci saranno le condizioni, la scelta sarà dolorosa ma inevitabile”.