diga mosul“Siamo in Iraq per l’addestramento ma anche con un’operazione importante per la diga di Mosul”. Così il premier Matteo Renzi, spiegando che l’Italia invierà “450 uomini insieme agli americani” per la difesa dell’opera, che sarà costruita da un’azienda italiana. La diga, infatti, si trova “in un’area molto pericolosa al confine con lo stato islamico, è seriamente danneggiata e se crollasse Baghdad sarebbe distrutta”, ha aggiunto. L’Italia, dunque, sarebbe sul punto di schierare forze di terra contro l’Isis: obiettivo, evitare che la diga possa entrare nel mirino dei terroristi. La paura, infatti, è che in caso di nuovo attacco l’opera possa generare una bomba d’acqua: la diga, spigano fonti curde, è già danneggiata; se crollasse potrebbe portare alla distruzione delle province Ninive, Kirkuk e Salahuddin, causando probabilmente danni fino a Baghdad, che si trova 350 chilometri a Sud. 

E’ il Gruppo Trevi ad aver vinto la commessa, del valore di oltre 2 miliardi di dollari. La diga, viene spiegato, è pericolante e rischia di crollare. Ma finora le condizioni di sicurezza assolutamente precarie non hanno consentito all’azienda di avviare i lavori. C’è bisogno di vigilanza armata per proteggerla da attacchi terroristici e l’Italia si è presa con il ruolo guida questo incarico, cui parteciperanno anche militari americani. Con il contingente a tutela si potranno far partire i lavori di questa grande infrastruttura, importantissima per il Paese. I tempi tecnici per l’invio dei militari richiederanno qualche settimana. Sulla strategica opera si sono combattute durissime battaglie negli ultimi mesi. Nell’agosto del 2014 la diga era caduta nelle mani dell’Isis, ma dopo qualche giorno era stata riconquistata dai Peshmerga, grazie anche ai raid aerei della Coalizione internazionale a guida americana.