crisi

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, come dice un vecchio adagio.Ma  tra le sbruffonate del Presidente del Consiglio e la realtà dei fatti c’è di mezzo addirittura un oceano. Ecco così che l’Istat conferma il rallentamento dell’economia italiana e allontana l’obiettivo indicato dal governo nella legge di Stabilità, con una crescita del Pil dello 0,9%. Quel che preoccupa è che – a un solo trimestre dalla chiusura dell’anno – la variazione acquisita per il 2015 (cioè quella che si verificherebbe se non ci fosse alcuna variazione del Pil tra ottobre e dicembre) è al +0,6%. A questo punto, il Pil dovrebbe accelerare fino al +1% nell’ultimo trimestre dell’anno, secondo gli economisti di Intesa Sanpaolo, per arrivare all’asticella fissata dal governo. Ma è più probabile che la crescita si limiti alla metà di quel dato e allora che la crescita finale del 2015 sia dello 0,7-0,8%.
Eppure il presidente Matteo Renzi, manifesta fiducia: “L’Istat ha immaginato” che il Pil nel 2015 sia a “+0,9%. Mi ha chiamato Padoan, la nostra linea resta a +0,9%. Forse chiudiamo a +0,8%, non lo so. I dati comunque saranno migliori rispetto alle previsioni di inizio anno”.
Secondo l’Istituto di Statistica, nel terzo trimestre del 2015 il Pil è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% nei confronti del terzo trimestre del 2014. Nella stima preliminare del 13 novembre scorso si era rilevata la stessa variazione congiunturale e una crescita tendenziale dello 0,9%. Non c’è stato, dunque, quel contributo dal settore dei servizi che alcuni si aspettavano rispetto alla prima stima, anzi, c’è stata una revisione al ribasso della crescita annua.
Ma c’è di più. I dettagli dell’andamento dell’economia, sul fronte interno, parlano di una crescita dello 0,4% dei consumi finali nazionali, mentre gli investimenti fissi lordi hanno segnato una flessione dello 0,4% contro previsioni per una loro espansione. Non sorprende invece la debolezza dei rapporti con l’esterno del Paese. Riguardo alle componenti estere, infatti, le importazioni sono aumentate dello 0,5% e le esportazioni sono diminuite dello 0,8%.
Il valore aggiunto cresce in tutti i comparti a livello congiunturale: l’Istat traccia incrementi del 2,3% nell’agricoltura, 0,3% nell’industria e 0,1% nei servizi. Si registrano variazioni positive del valore aggiunto anche in termini tendenziali: 3,7% nell’agricoltura, 0,9% nell’industria e 0,5% nei servizi. Da Intesa notano ancora:
“L’andamento inferiore alle attere della crescita reale è in parte compensato dalla dinamica del deflatore del Pil, cresciuto di ben 0,5% trimestrali: il Pil nominale, perciò, potrebbe essere in linea con la stima della nota di aggiornamento al Def (+1,2% annuo)”.