Dunque è fatta. Ezio Mauro passa la mano, cede il passo, abbandona il timone del giornale-partito. E al suo posto arriva da Torino, dove ha finora guidato il giornale-azienda, Mario Calabresi.
E non è un normale avvicendamento tra direttori di testate. E’ qualcosa di più per gli strascichi polemici che sta portando nel quotidiano romano dove il fondatore appare sempre più distante dall’editore. E proprio l’editore, che pur dal suo buen retiro elvetico segue sempre le italiche vicende per farsi, al solito, gli affaracci suoi, vuole una Repubblica diversa, forse meno rossa e più rosa, meglio attrezzata per dettare la linea, più che celebrarne i fasti, al renzismo imperante.
E per questo Calabresi appare l’uomo giusto. Serio quanto basta, duttile quanto serve. E poi gli anni in Fiat (pardon a La Stampa) lo hanno temprato al punto giusto.
Per lui, del resto, è un ritorno a casa. In quella casa in cui cominciò nonostante fosse il luogo caro a molti di quelli che appaludirono (non diciamo istigarono, via…) l’assassinio di suo padre.
Un volto giovane (45 anni) e una professionalita non discutibile.
A lui il compito di ringiovanire un giornale che risente degli anni e degli attriti interni alla redazione. Un giornale che rischia di viver più di ricordi che di speranze. Un giornale, ancora, costretto a subire i colpi di chi, seppur piccolo e moderno battello, si è posto sulla sua rotta e rischia di imbarcare sempre più paseggeri/lettori.
Una sfida coraggiosa quella di Calabresi. Sta a lui vincerla

b. c.