Dopo i fatti della scorsa settimana a Parigi torna di drammatica attualità un libro che il marocchino Tahar Ben Jelloun  da anni residente in Francia aveva scritto di getto subito dopo le stragi di gennaio scorso alla redazione di Charlie Hebdo e al supermercato kosher.
E così “E’ questo l’Islam che fa paura” edito in Italia da Bompiani è una sorta di lettera che un padre, l’autore, scrive alla figlia per rispondere alla domanda: “Papà, dobbiamo aver paura dell’islam?”.
La risposta è articolata e vale per tutti noi. Dice Ben Jelloun: “Prima di tutto di quale islam parli?”. Perchè, dice l’autore, di islam forse ce n’è uno solo, ma di interpretazioni ce ne sono tante. E quindi ripercorre la storia del Corano per mostrare da dove nasce questa deviazione che non possiamo chiamare più islam, ma islamismo. Perchè, continua: “Non si può ridurre l’islam a queste immagini orribili in cui dei criminali commettono i peggiori crimini in nome della religione di Maometto. Tu hai ragione a essere arrabbiata. Ma sappi una cosa: da circa trent’anni le prime vittime di questo islamismo violento furono gli stessi musulmani”.
Il libro di Ban Jelloun è una prima risposta, un primo spunto di riflessione che, naturalmente, non esaurisce il problema e lascia irrisolti molti aspetti del complesso rapporto tra Islam e Occidente.
E soprattutto attende ancora una risposta alla domanda posta dall’autore stesso:  ma è davvero possibile “reinventare” un islam che sia compatibile con le leggi di una democrazia laica, che viva nei cuori e nei luoghi di culto ma lasci stare la politica?

Tahar Ben Jelloun  
E’ QUESTO L’ISLAM CHE FA PAURA
Bompiani  224 pp., 12 euro

Twitter @BrunelloCavalli