bruti-libeEdmondo Bruti Liberati lascia, con un certo anticipo, la guida della procura più controversa d’Italia. E lo fa mentre spunta l’ennesima polemica sul modus operandi dei magistrati meneghini.
Un esempio è il comportamento tenuto durante i sei mesi di Expo.
Il sospetto fu lanciato dal cronista di giudiziaria Frank Cimini che aveva accennato alll’esistenza di una moratoria tacita, un accordo tra potere politico e procura milanese per consentire a Expo di svolgersi al riparo da retate e avvisi di garanzia.
E adesso quelle parole hanno assunto maggior conistenza quando proprio il premier Matteo Renzi, tra gli altri, ha ringraziato anche “i magistrati di Milano per il rispetto rigoroso della legge ma anche del sistema istituzionale”. Insomma un ringraziamento per non aver disturbato il manovratore durante i sei mesi di grande esposizione mediatica internazionale dell’Italia.
Insomma i sospetti avanzati dal decano dei cronisti di giudiziaria di Millano sembrano trovare qualche prima conferma. E questo al di là della smentita di rito dello stesso Bruti Liberati: “Nessuna moratoria io sto ai fatti: le indagini su Expo sono state fatte”.
In sostanza la magistratura milanese, tanto solerte e rapida quando si tratta di accusare (e far condannare) esponenti del Centrodestra a partire da Siulvio Berlusconi, appare molto più cauta e prudente quando ci sono in ballo le ragioni del Centrodinistra o l’immagine dell’Italia di Renzi nel mondo.