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«Assolto per non avere commesso il fatto». Il gup Marina Petruzzella ha scagionato Calogero Mannino dall’accusa di aver avviato all’inizio del 1992 la trattativa fra pezzi dello Stato e i vertici di Cosa nostra, questa la contestazione che la procura di Palermo muoveva all’ex ministro Dc, sollecitando la sua condanna a 9 anni. Mannino era imputato per il reato di “violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario” previsto dall’articolo 338 del codice penale.

La sentenza è arrivata dopo un’ora di camera di consiglio e due anni e mezzo di processo. E’ il primo verdetto per l’inchiesta “Stato-mafia”, Mannino aveva chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato; in corte di assise sono ancora imputati gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni, Giuseppe De Donno e Mauro Obinu, l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino (accusato di falsa testimonianza), l’ex parlamentare di Forza Italia Marcello Dell’Utri, ma anche i boss Salvatore Riina, Leoluca Bagarella e Antonino Cinà. Fra gli imputati pure il pentito Giovanni Brusca.
“Grazie”. Così, rivolgendosi ai suoi legali, Mannino, ha commentato la sentenza.
“Spero che sia per Mannino la fine di un incubo giudiziario”. Lo ha detto, commentando la sentenza di assoluzione del suo cliente, l’avvocato Nino Caleca, uno dei legali dell’ex ministro Dc assolto dal gup nel processo stralcio sulla trattativa Stato-mafia.
“I processi penali non sono i luoghi più adatti a ricostruire la Storia. Si fanno con i fatti e per accertare precise condotte penali”. Ha detto l’avvocato Nino Caleca, uno dei legali dell’ex ministro DC Calogero Mannino, assolto dal gup nel processo stralcio sulla trattativa Stato-mafia.