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E’ Recep Tayyip Erdogan il vincitore delle elezioni in Turchia svoltesi ieri. L’appello alla stabilità del presidente turco sfonda nell’elettorato nazionalista e riporta il suo partito Akp alla maggioranza assoluta persa a giugno. Con il 49,4% dei voti e 316 seggi, nel voto anticipato supera anche i sondaggi più favorevoli e promette di guidare ancora la Turchia per i prossimi 4 anni. I curdi perdono voti ma restano in parlamento: proteste in piazza.
Erdogan è però rimasto sotto la soglia dei 330 seggi necessaria per arrivare al referendum che gli avrebbe potuto permettere un cambiamento della Costituzione in senso presidenzialista. Erdogan sembra destinato a mantenere comunque il controllo del partito e quindi del potere. La sua figura di presidente super partes, cui lo avrebbe costretto un esecutivo di coalizione, adesso è per lui un lontano spauracchio. Da subito, e almeno per i prossimi quattro anni, sulla crisi siriana come su quella dei profughi il mondo dovrà ancora fare i conti con il ‘sultano’.
Intanto nel sud-est a maggioranza curda della Turchia è subito esplosa la rabbia per un risultato inatteso che spezza il sogno di fermare il cammino del ‘sultano’. A Diyarbakir manifestanti curdi hanno appiccato incendi ed eretto barricate, scontrandosi con la polizia che ha risposto con gas lacrimogeni e una decisa repressione delle proteste. Un assaggio di quello che potrebbe succedere nei prossimi mesi se Erdogan proseguirà nel muro contro muro. In tre mesi di guerra al Pkk, oltre 150 soldati e duemila combattenti curdi sono già morti. E adesso il timore è che la guerriglia possa spostarsi stabilmente nei centri urbani.