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Di loro si parla sempre meno, ma Latorre e Girone sono sempre in India impossibilitati a tornare in Italia.
E proprio dall’India arrivano nuove prove che i nostri due marinai siano stati incastrati a bella posta.
Infatti dale carte depositate alla cancelleria del tribunale internazionale del diritto di Amburgo emergono ulteriori incongruenze che portano a pensare come ci possano essere state delle manipolazione indiane sui dati relativi alla scena del crimine. Forse manomessa.
Pallottole, autopsia, rotte. Nulla sembra tornare. Nel castello delle accuse, crepi evidenti che potrebbero finalmente balzare agli occhi dei magistrati della Corte dell’Aja.
In base alle rotte, le navi “Enrica Lexie” (su cui erano in servizio i nostri militari) e la “Saint Antony” (dove hanno perso la vita due pescatori locali scambiati per pirati) sarebbero passate a 920 metri di distanza l’una dall’altra e non a circa 50 come invece ha sempre sostenuto la “scena del crimine” depositata dalle autorità di New Delhi. Con il quadro che potrebbe realmente ribaltare le carte in tavola. Perché a distanza di quasi un chilometro nemmeno i migliori cecchini presenti sulla faccia della terra avrebbero potuto colpire i pescatori.
Dal sistema d’allarme dell’imbarcazione indiana si evincerebbe poi come i proiettili sparati dalla “Lexie” avrebbero colpito il peschereccio da sinistra e non da destra, la fiancata sulla quale sono stati ritrovati i fori. Con le pallottole dei Marò lunghe 23 millimetri che – come vogliono far credere gli indiani – si sarebbero accorciate in seguito all’impatto con il tessuto osseo dei due malcapitati. Ebbene, stando alle verifiche effettuate, non vi sarebbe alcuna certezza in materia. Tutt’altro. L’ennesima “verità” che induce a pensare male sulle brutte intenzioni degli indiani di buttare la croce addosso ai Fucilieri di Marina.
Nemmeno gli orari sembrano coincidere. Tra lo spazio temporale dei fattacci ci sarebbe una incongruenza di ben 5 ore.
Ulteriori dubbi riguardano la “Saint Antony”, che il 23 giugno 2012 (quattro mesi e otto giorni dopo i fattacci risalenti dunque al 15 febbraio) è stata fatta colare a picco salvo poi essere recuperata tardivamente e senza più le tracce della polvere da sparo.
Insomma un cumulo di manzogne e falsità che l’Italia non riesce a sbrogliare dopo quasi quattro anni.