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Alla fine il sindaco Marino getta la spugna e si dimette per non essere sfiduciato dalla sua maggioranza. Ma mentre lo fa lancia una minaccia: ho venti giorni per ripensarci e potrei ritornare.
Ma anche nel dare le dimissioni lo fa da par suo con la solita spocchiosa arroganza.
“Le mie dimissioni non sono una resa- scrive nero su bianco il già ex sindaco Marino- e temo che dopo di me torni il meccanismo corruttivo-mafioso”. Tagliente e per niente sconfitto. Anzi Marino lascia anche uno spiraglio. Che suona come un avvertimento. “Presento le mie dimissioni -scandisce- Sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni. Non è un’astuzia la mia: è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche”. Insomma chiama alle armi il Pd ricordandogli che lui ha strappato “il Campidoglio alla destra che lo aveva preso e per cinque anni maltrattato, infangato sino a consentire l’ingresso di attività criminali anche di tipo mafioso” e che il sistema corruttivo mafioso “senza di me avrebbe travolto non solo l’intero Partito democratico ma tutto il Campidoglio”.
Gelida la pfesa di posizione del Pd. “Esprimiamo apprezzamento per il gesto di responsabilità con cui Ignazio Marino ha ritenuto di presentare le proprie dimissioni da sindaco di Roma. È una scelta giusta che dimostra la sua volontà di mettere al primo posto l’interesse della città”.

E archiviata (si spera) la pratica Marino i partiti pensano già alle elezioni e ai possibili candidati. Il Pd pensa al prefetto Gabrielli che così bene ha smesso i panni dell’uomo delle istituzioni per indossare la livrea del cameriere del Pd.Ma c’è anche chi tifra fuori Walter Veltroni o, addirittura, Francesco Rutelli.
E si stanno preparando al voto anche i Cinquestelle dati per favoriti. Per loro potrebbe candidarsi Alessandro Di Battista.
A destra ancora nessuna decisione. ma sicuramnt scenderà in pista Alfio Marchini.