AlfioMarchinigrande
Dal Campidoglio a Palazzo Chigi. Alfio Marchini già candidato in pectore per il Comune di Roma, ora si propone per guidare il centrodestra nella sfida contro Matteo Renzi. Lo annuncia in un’intervista a L’Espresso.
«È il tempo del coraggio per candidarci all’unica e ultima leadership possibile per il nostro Paese: rappresentare l’avanguardia nell’innovazione e sperimentazione sociale mondiale. Siamo gli unici a poterlo fare: cultura, antica tradizione democratica e destrutturazione dei tradizionali alvei politici. Qui da noi tutto nasce e muore con leggerezza, basta vedere le meteore politiche degli ultimi anni. È un limite ma anche una straordinaria opportunità per la sperimentazione democratica. È evidente come questa sia oggi la grande domanda non soddisfatta che i popoli stanno ponendo alla politica».
Il suo, dice il settimanale di Carlo De Benedetti è un manifesto del neo-conservatorismo capace di occupare il vuoto politico e di rappresentare un’alternativa ai due Matteo, Renzi e Salvini.
«Il tema mi appassiona come elettore visto che oggi sarei tra coloro che diserterebbero le urne», dice Marchini. «Renzi è un frullato ideologico. Finora ha acchiappato gli italiani con gli 80 euro e loro, educatamente, lo hanno ringraziato nelle urne. Afferma tutto e il suo contrario. Come primo atto a Palazzo Chigi vende le auto blu su e-bay ricavando pochi spiccioli e i titoli dei tg. Oggi, voilà, ordina un nuovo aereo di Stato spendendo più del budget nazionale per gli asili. In politica estera regna il “sì, ma”. La posizione di Renzi su Israele è stata poco coraggiosa sull’accordo di Vienna con l’Iran. Si professa grande amico di Israele, ma non c’è traccia di una posizione italiana prima della firma per pretendere che l’Iran rinunciasse a voler distruggere Israele. Ritorna il relativismo che porta alla fuga davanti a scelte identitarie. Lo stesso sull’immigrazione. Così lascia una prateria di consenso non presidiata. In tempi di crisi voglio sapere a chi mi affido senza se e senza ma».
Su Berlusconi: «Nel ’94 Forza Italia era più a sinistra del Pd di Renzi. E con una classe dirigente più aperta e liberale. Berlusconi ha fallito il suo obiettivo dichiarato ma ha avuto il merito di innovare lo schema di gioco e ha dato visibilità politica e orgoglio di appartenenza a un blocco sociale composto da partite Iva, imprenditori, una grande fetta popolare. In quel campo c’era molta più voglia di accettare il rischio dell’innovazione di quanto non ce ne fosse nell’elettorato di sinistra. Oggi nell’Occidente impaurito e opulento il tema è come si coniuga conservazione e innovazione».
«Io voglio reagire di fronte alla distruzione in corso dello Stato e dei corpi intermedi. Solo chi ha fatto qualcosa sa quanto sia facilmente inutile distruggere o rottamare. E ho orrore per l’uomo solo al comando. Basta con le ipocrisie, io dico: viva le élites. C’è una grande differenza tra l’élite e la cupola. L’élite si fa carico della colletività, mette a disposizione degli altri la sua competenza, non per generosità ma perché gode più del cambiamento che del riconoscimento. La cupola, invece, è un gruppo di compari che si mette insieme per gestire il potere» conclude.

Ma qualcuno nel dentrodestra non gradisce. Botta e risposta su Twitter tra Maurizio Gasparri e Alfio Marchini. All’imprenditore romano, che in un’intervista a L’Espresso ha affermato di voler diventare l’anti-Renzi, il senatore azzurro dice: “Vai Alfio Marchini tutto ok, mancano solo una ventina di milioni di voti”. “Per Roma non ne servono tanti”, risponde l’ex candidato sindaco della Capitale.
Gasparri continua: “Parlavo a livello nazionale, leggo che vuoi guidare il centrodestra”. Repentina la risposta di Alfio Marchini: “Conosci le dinamiche dei media. Leggi contenuti. Non credo sia un reato ragionare su contenuti identitari. No solo marketing”. “Leggerò”, conclude Gasparri.