NessunacroceUn romanzo sull’onda dei ricordi, delle nostalgie e delle illusioni questo “Nessuna croce manca” di Angelo Mellone che appna arrivato in libreria presso Baldini&Castoldi. Un ritratto dei ragazzi del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Msi che arriva ai giorni nostri passando per la svolta di Fiuggi e la crisi di An e il disastro di Fli.
Claudio, Dindo, Gorgo e Chiodo, i protagonisti, sono quattro amici di Taranto che negli anni Ottanta, all’inizio della loro storia, frequentano il liceo e la sezione del Movimento sociale all’ombra degi stabilimenti dell’Ilva che oggi, dopo quanto recentemente accaduto, appaiono metafora dentro la metafora.
Ciascuno di loro prende strade diverse. A cominciare da Gorgo soprannome di una ragazza che resta incinta a 16 anni e deve fare i conti con la proptra coscienza e le proprie idee. Poi i due politici del gruppo, Claudio e Dindo, segretamente innamorato di Gorgo, che vivono lo strappo di Fiuggi e la nascita di An.
Nelle pagine di “Nessuna croce manca” c’è tutta l’atmosfera della politica di un tempo, così diversa da quella 2.0 di oggi. La politica fatta in sezione, con i manifesti attaccati ai muri della città e i volantinaggi nelle piazze.
Mirabile la descrizione della sezione del Msi tarantino, così uguale alle sezioni di tutti i partiti di tutte le altre città italiane dell’epoca:
“La Federazione era un appartamento costruito attorno a un corridoio spoglio, a parte qualche manifesto attaccato con le punes, con i muri di colore beige e le intercapedini piene di umidità. Non vedeva la mano un imbianchino da molto tempo. Di fronte l’ingresso si apriva la sala riunioni: una ventina di sedie una diversa dall’altra, probabilmente sottratte alle abitazioni di qualche iscritto o prelevate alla discarica, una scrivania di formica e, sul muro in fondo, una bandiera del partito, la fotografia di Giorgio Almirante e il suo manifesto in primo piano, sorridente e intenso, con la scritta Noi possiamo guardarti negli occhi.
Al lato destro del salone stava un bugigattolo pieno di rotoli di manifesti, secchi e scope, risme di carta, un piccolo ciclostile, qualche mazza di legno e pacchi di colla per gli attacchinaggi, e un bastone da passeggio che apparteneva al nonno di Gino, capo partito degli anni Sessanta, e ogni tanto veniva portato alle manifestazioni come amuleto. A sinistra si apriva la stanza del federale, quel pomeriggio occupata da una partita di quintino.
Quattro persone sulla cinquantina, uno dei quali portava un grande paio di baffi ottocenteschi e una maglietta della Raffo, alzarono lo sguardo e salutarono. Claudio ricordò che quello che stava dando le carte, leggermente stempiato, con un maglioncino rosso e una montatura di occhiali piuttosto signorile, l’aveva visto una volta passare davanti al Ferraris, lo scientifico, quando era venuto a recuperare in presidenza il figlio con il naso rotto e una tempia sanguinante. Il ragazzo aveva giurato fino allo spasimo di essere caduto dalle scale, ma tutti sapevano che era stata un’aggressione. Prontamente ricambiata un paio di giorni appresso.
In fondo al corridoio, come aveva detto Gino, c’era la stanza assegnata al Fronte della Gioventù.”
Il racconto di Mellone, giornalista e dirigente Rai, è quello dell’educazione sentimentale e politica di un gruppo di giovani che hanno scelto di far politica a destra. Ma è soprattutto il romanzo di una serie di sconfitte, la storia di una generazione che ha visto la propria parte sempre perdente e le proprie illusioni sempre infrante. E ogni sconfitta è una croce. Una croce che brucia sulla pelle di una generazione che non ha compreso, ma che, soprattutto, non à mai stata compresa schiacciata, umiliata, da una politica e da una cultura che hanno sempre guardato da una parte sola.

Angelo Mellone
Nessuna croce manca
Baldini&Castoldi
320 pagine. 16.00 €

Brunello Cavalli
Twitter @BrunelloCavalli