miele acaciaMa cosa compriamo quando compriamo miele d’acacia che costa caro, almeno il doppio del Millefiori, ma in cambio dovrebbe accontentare i palati più esigenti?
Un’indagine del mensile il Test ha presentato alcune sorprese. Sopno stati analizzati i 21 mieli di Acacia più venduti in Italia. E in 4 casi denuncia la presenza di miele che non può essere definito di Acacia. A seguito delle analisi, Il Test ha presentato quattro esposti all’Antitrust per ciascuna etichetta coinvolta segnalando la pratica commerciale scorretta.
Le analisi hanno accertato in due casi – miele d’Acacia biologico Miomiele e miele d’Acacia di Toscana Terre d’Italia (Carrefour) – un’origine botanica diversa da quella dichiarata in etichetta, dato che il miele contenuto è risultato essere Millefiori. Anche nel caso del miele d’Acacia biologico il Sarchio, le verifiche analitiche hanno svelato un’origine diversa da quella dichiarata: questa volta però al posto dell’Acacia è stato trovato miele di Sulla. Infine, per il quarto campione, il miele d’Acacia Fiorentini, è stato impossibile definire la caratterizzazione botanica.
La presenza di una varietà diversa da quella etichettata, precisano dal mensile dei consumatori il Test, non rappresenta alcuna minaccia alla salute dei consumatori ma è indubbio che si tratti di una pratica commerciale scorretta.
Complessivamente la qualità accertata dalle analisi pubblicate dal mensile il Test è risultata ampliamente soddisfacente, con ben 9 campioni giudicati tra l’eccellente e l’ottimo, e una fetta consistente di prodotti che assicura un buon contenuto.
Il miele d’Acacia è tra le varietà più pregiate e costose, una circostanza che può scatenare gli appetiti della contraffazione. Nel 2014, un anno catastrofico per il settore, gli apicoltori hanno guadagnato 8,30 euro per un chilo di Acacia, ben 4,50 euro per un chilo di Sulla e 4,27 euro per il comunissimo Millefiori.