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Decine di famiglie cristiane sono state rapite in Siria dai jihadisti dell’Is che hanno preso il controllo di al-Qaryatain, nella provincia di Homs. Lo denunciano gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, come riporta la tv satellitare ‘al-Arabiya’.
Sul suo sito web l’Osservatorio, ong con sede in Gran Bretagna legata agli attivisti delle opposizioni, afferma che “è ancora incerta la sorte dei 230 civili, comprese decine di cristiani”, che sono stati “rapiti dall’Is ad al-Qaryatain”. Tra gli ostaggi, secondo l’Osservatorio che cita “fonti informate”, ci sono “45 donne, 19 bambini e 11 famiglie, mentre altre centinaia di persone mancano all’appello”.
Gli attivisti affermano che le persone sono state “prese in ostaggio sulla base di un elenco di nomi” e che “alcune sono state arrestate nel monastero di Dar Alyan ad al-Qaryatain”. Al momento le informazioni non possono essere verificate in modo indipendente.
L’Osservatorio riferisce inoltre che continuano gli scontri tra jihadisti e forze del regime e milizie alleate nella zona tra al-Qaryatain e Mahin. Ieri gli attivisti avevano dato notizia della conquista da parte dell’Is di al-Qaryatayn, “dopo un attacco e scontri con le forze del regime”, denunciando vittime tra i civili. Al-Qaryatain è una località è strategica perché collega le zone controllate dall’Is nella regione di Qalamun con le zone orientali della provincia di Homs.

Intangto da Mosul arriva la notizia che diciannove donne, la più piccola aveva 14 anni, sono state giustiziate a Mosul, in Iraq, dagli uomini del Califfato Islamico, perché si erano opposte alla pratica della “jihad sessuale”. Erano state rapite, infatti, tempo prima ed erano tenute ostaggio nella roccaforte dell’Isis perché facessero sesso con i miliziani. La notizia dell’esecuzione di massa è stata data dal portavoce del Partito democratico curdo iracheno della città, Said Mimusini.
Secondo una recente indagine delle Nazioni Unite sulla tratta del sesso messa in piedi dall’Isis “le ragazze vengono vendute come barili di petrolio” e possono essere acquistate da sei uomini diversi. A rivelarlo a Bloomberg lo stesso inviato Onu sul campo, Zainab Bangura: “A volte i combattenti richiedono alla famiglie delle ragazze rapite migliaia di dollari di riscatto”. Altre, invece, finiscono in una sorta di asta degli schiavi a Raqqa, in Siria, dove vengono vendute al miglior offerente.