La decisione di prorogare di un anno l’embargo sui prodotti alimentari da parte della Russia costa all’Italia oltre 20 milioni di euro al mese solo nell’agroalimentare. E’ quanto emerge da uno studio della Coldiretti sugli effetti per il Made in Italy dopo che i premier russo Dmitri Medvedev ha firmato un decreto governativo sui beni che saranno soggetti all’embargo delle importazioni fino al cinque agosto del prossimo anno. I prodotti colpiti sono quelli già presenti nella lista nera come carne di manzo, carne suina e avicola, frutta e verdura, latte e formaggi dai Paesi dell’Ue, dagli Usa, ma anche da Australia, Canada e Norvegia, ma non è chiaro – sottolinea la Coldiretti – se la lista dei prodotti proibiti sarà estesa ad altri prodotti come conserve di pesce, prodotti caseari derivati da grassi vegetali”, fiori e dolciumi secondo alcune indiscrezioni delle autorità locali. Le esportazioni agroalimentari dell’Italia in Russia sono praticamente dimezzate (-51,1%) nei primo trimestre del 2015 ma sono del tutto azzerate per l’ortofrutta, i formaggi e la carne e derivati. L’impossibilità di esportare sul mercato russo provoca per molti prodotti alimentari una situazione di eccesso di offerta sul mercato europeo con ricadute negative sui prezzi riconosciuti agli agricoltori. Il danno maggiore che rischia di durare negli anni è determinato pero’ dal fatto che lo stop alle importazioni ha provocato in Russia un vero boom nella produzione locale di prodotti Made in Italy taroccati, dai salumi ai formaggi con la produzione casearia russa di formaggio che nei primi quattro mesi del 2015 ha registrato infatti un sorprendente aumento del 30 per cento e riguarda anche imitazioni di mozzarella, robiola o parmesan. La conferma viene dal Padiglione Russo all’Expo dove erano stati addirittura esposti
formaggi che richiamano all’Italia ad esempio con il marchio Prego “Italian Style” con una scritta “Original Italian Recipe” e gagliardetto tricolore le vaschette con la scritta “Solo Formaggio” con bandierina italiana. . Ma i falsi – continua la Coldiretti – arrivano in Russia anche da molti Paesi che non sono stati colpiti dall’embargo come la Svizzera, la Bielorussia, l’Argentina o il Brasile. Ai danni dovuti al blocco di alcuni prodotti si aggiungono però anche quelli relativi ad altri prodotti non colpiti dall’embargo, anche fuori dal settore alimentare che – conclude la Coldiretti – hanno risentito comunque delle tensioni politiche con un calo degli scambi commerciali.