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Spocchia e arroganza non sembrano servire a salvare il sindaco di Roma da una imminente ingloriosa fine. Anzi, più si agita e più la sua Giunta perde pezzi. Sul Campidoglio i venti di crisi fischiano sempre più forti.
Il primo ad abbandonare la barca che affonda è l’assessore alla Mobilità Guido Improta che ha annunciato le sue dimissioni: “Sono stati due anni molto belli ma anche faticosi: ringrazio il sindaco per l’esperienza che non era prevista ma so di lasciare meno problemi di quelli che ho trovato”.
“La mia esperienza – dice Improta – era a termine e questa era una cosa nota e l’avevo detto in tempi non sospetti: aderisco alla richiesta del presidente Orfini e del vicepresidente nazionale Serracchiani a non far assumere significato politico a una scelta personale”.
Pronta a lasxiare anche Silvia Scozzese, titolare di un’altra delega chiave a Roma come quella del Bilancio.
Duro con Marino Alfio Marchini futura guida di una coalizione di altrenativa per guidare Roma Capitale: «Ho sperato che il Sindaco di Roma, passata l’euforia da palco, si rendesse conto della gravità delle sue frasi e chiedesse scusa per le sue inqualificabili e squallide affermazioni di ieri sera alla Festa dell’Unità. Mai attesa fu più vana. Da oggi l’ex senatore PD ha definitivamente perso il rispetto di tutti noi romani».
Ma a gelare le speranze del genovese che pretendeva di governare Roma arrivano le parole taglienti e decise di Matteo Renzi: «Marino non è in grado di proseguire».
Per farla breve, il preavviso di sfratto a Ignazio Marino è stato dato. Adesso tocca al sindaco raccoglierlo. «E delle truppe cammellate che si è portato dietro per farsi applaudire a me non importa niente, ma proprio niente», spiega Renzi ai suoi. E aggiunge. «Notoriamente per essere un bravo sindaco bisogna essere onesto, qualità che Ignazio, a cui voglio molto bene, ha senz’altro. Quello che deve dimostrare e che finora non ha dimostrato è di saper governare una città. Io lo aspetto a questa prova. Lui mi ha sfidato alla festa dell’Unità, vedremo chi la vince».