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La sigla, Mers, sta per sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus ed è una patologia causata dal coronavirus che si sta diffondendo in molti paesi e che appare arrivata anche in Europa.
Le autorità tedesche lo confermano: un uomo di 65 anni è morto in Germania per complicazioni da sindrome respiratoria del Medio Oriente (Mers), un virus molto aggressivo e letale identificato per la prima volta in Arabia Saudita nel 2012. L’uomo sarebbe entrato in contatto col virus in febbraio durante una vacanza negli Emirati Arabi Uniti. Il decesso risale al 6 giugno scorso nella città di Ostercappeln, nel Nord Reno Westfalia. 
La notizia della preoccupante vicenda, confermata dalle autorità tedesche, fa paura. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità indicano che i decessi sono stati 19 e il numero dei contagi è arrivato a 154 (di cui 17 dichiarati guariti). «A così tante settimane dal contagio, il decesso del paziente tedesco potrebbe essere l’esito di complicanze che si erano già verificate in febbraio, molto probabilmente di natura respiratoria, che a loro volta sono la causa di ulteriori complicanze» spiega Maria Rita Gismondo direttrice del laboratorio di Microbiologica clinica, virologia e bio-emergenza dell’Ospedale Sacco di Milano. «Inoltre, potrebbe trattarsi di un soggetto non perfettamente immunocompetente, ovvero dalle insufficienti risorse immunologiche, ed escludendo la possibilità di precarie condizioni ospedaliere». 
Il decesso in territorio europeo è un segnale allarmante. Non vuole essere una Cassandra, Maria Rita Gismondo pesa le parole: «Attenzione perché abbiamo a che fare con una malattia a contagio aereo e ciò la rende più temile di Ebola (il Sacco è il centro di riferimento italiano dell’Oms per Ebola, ndr), facilmente circoscrivibile in aree geografiche». E aggiunge: «Dopo questo outbreak, non sono da escludere futuri casi simili in varie altre zone del mondo». 
Fin qui, il paese più colpito dal virus è la Corea del Sud, dove non sono state poste limitazioni alla circolazione. «Non credo che queste misure verranno più introdotte per le enormi ricadute sull’economia, come fu evidente con la SARS; inoltre, nessun organismo, neppure l’Oms, ha il potere sovranazionale di imporle ai singoli paesi» commenta la Gismondo, che lancia quindi un appello a non sottovalutare la situazione. «Tutti questi aspetti indicano che bisogna agire subito, con seri ed efficaci controlli in aeroporto per chi proviene da quei paesi, come l’Arabia Saudita, la Cina e la Corea». 
I risultati delle analisi mostrano che il ceppo virale presente in questi paesi diversi è unico e non è andato incontro a mutazioni, ha fatto sapere l’Oms. Intanto in due ospedali della Corea del Sud si sta sperimentando – in aggiunta ai trattamenti standard – una terapia a base di plasma di persone guarite, strategia che fu tentata anche su alcuni pazienti con un altro virus della stessa famiglia (coronavirus), quello della SARS Sindrome Respiratoria Acuta Grave: «Una terapia che ricorda gli albori della microbiologia: si tratta di un’immunizzazione passiva attraverso l’inoculamento nei pazienti di plasma con anticorpi sviluppati da altri soggetti, come facemmo con Ebola» spiega la Gismondo che studiò il modo di clonare tali anticorpi per poterne disporre su larga scala.
Nel frattempo, in Corea del Sud continuano le misure volte alla riduzione del rischio di un’ulteriore trasmissione della malattia, con centinaia di persone in isolamento e il numero dei contagi che pare essere in diminuzione.