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Sicilia amara per i democratici che confermano la sconfitta alle amministrative. Al ballottaggio per il Comune di Enna l’impresentabile del Pd si ferma al 48,1%: il nuovo sindaco della città ex feudo del centrosinistra è Maurizio Dipietro, candidato di alcune liste civiche (sostenute anche da Forza Italia), che si è imposto con il 51,9% dei voti su Mirello Crisafulli un intoccabile del Pd.
Il Movimento Cinque Stelle conquista Gela e Augusta. Domenico Messinese, 50 anni, ingegnere, tecnico della Telecom Italia, originario di Favara, è il nuovo sindaco di Gela, la città del governatore della Sicilia, Rosario Crocetta che appoggiava il candidato sconfitto, Angelo Fasulo. Ad Augusta, invece, eletta Maria Concetta di Pietro, con oltre il 75%. Niente da fare per Domenico Paci, appoggiato da alcune liste civiche, fermo al 24,96%.

Prende atto dell’insuccesso il segretario-pemier.
“Queste elezioni dicono che col Renzi 2 non si vince, devo tornare il Renzi 1. E basta primarie nel Pd”. In un colloquio con La Stampa, il premier fa il punto dopo i ballottaggi: “Non ho scelto io i candidati: fosse per me la stagione delle primarie sarebbe finita”. E promette cambio di ritmo: “Riforme più vicine, dovrò aumentare i giri”. Il presidente del Consiglio poi mette in guardia Ignazio Marino: “Se fossi in lui non starei tranquillo”.
Per Renzi infatti fra “un anno si voterà nelle grandi città. Torino, Milano, Bologna, Napoli, e forse anche Roma”.
“Questo è un Paese moderato, vince chi occupa il centro”, afferma commentando quindi i risultati delle amministrative. “Con personalità”, aggiunge il premier, “perché se invece degli originali corrono le copie, allora non funziona”.
Renzi prende come esempio il caso Liguria: “La Paita non ha perso perché il candidato di Civati le ha tolto dei voti che probabilmente non sarebbero andati comunque a lei, ha perso perché nell’ultima settimana il 5% degli elettori di centro si è spostato verso Toti”.