BerluscarenziIl Pd resta primo partito, ma come dice Guerini, «stanotte non si brinda». Arezzo, Nuoro, Matera, Chieti, Lamezia Terme e Fermo sono perse. «Città importanti…», geme Guerini. E a Venezia il Pd incassa il colpo più duro. Lo ammette la Serracchiani, interpretando i tormenti di Renzi: «A Venezia ha pesato la fine traumatica della legislatura. Non siamo riusciti a ricostruire un rapporto con la città, nonostante la candidatura importante di Casson». La vicesegretaria del Pd ringrazia l’ex pm per «l’impegno che ha messo nella sfida, in un contesto non facile» e ammette che «ha pesato molto il sentimento nazionale sull’immigrazione». Gli italiani vedono in tv le immagini drammatiche dei profughi e scelgono la Lega, con il suo «approccio facilitato su questioni così complesse».
Ma al Nazareno non si nascondono dietro un dito. Sono tutti consapevoli che un Pd spaccato e dalla guida incerta sul territorio, non è appetibile in un momento così difficile. «Il Pd ha tenuto e in Lombardia conquistiamo alcuni comuni. Ma certo le divisioni interne – ammette Serracchiani – non hanno aiutato a far passare un messaggio di speranza. Dobbiamo ragionare su come rafforzare il partito sui territori». A Palazzo Chigi individuano tre temi su cui lavorare sodo: immigrazione, fisco, crescita economica.

Clima opposto nel Centrodestra.
«Il vento del Nord è cambiato. E giornate come questa sono la prova che Matteo Renzi è sbiadito. È vero che governa in una fase molto difficile, e va riconosciuto. Ma la sua azione ha perso smalto. E l’elettorato gli sta già voltando le spalle». Dal salotto di villa San Martino, ad Arcore, Silvio Berlusconi ha seguito a distanza le sfide del secondo turno delle elezioni amministrative rafforzando la convinzione che aveva avuto già due settimane fa. «Con un centrodestra unito – è l’opinione dell’ex premier – possiamo tornare al governo molto prima di quando sognano i più ottimisti di noi». Tra l’altro, è la suggestione di cui parla ai fedelissimi, «in un eventuale testa a testa alle Politiche tra il Partito democratico e i moderati, sono sicuro che gran parte dell’elettorato che al primo turno vota Grillo, pur di voltare le spalle al presidente del Consiglio, farebbe vincere noi». Detto in un altro modo, «l’Italicum, per Renzi, è un’arma a doppio taglio».
«Ci avevano dati per morti. E invece questa tornata elettorale ha sorriso al centrodestra», è l’analisi svolta coi fedelissimi. Prima delle Regionali, infatti, il timore – ad Arcore come a Palazzo Grazioli – era che le elezioni più importanti del 2015 si trasformassero nel momento storico del sorpasso della Lega su Forza Italia. «Invece», è la riflessione berlusconiana, «oggi ne parliamo soprattutto come della prima, vera, sconfitta di Renzi».
L’obiettivo dell’ex premier, da oggi, sarà tentare di riunificare il centrodestra senza cedere «troppa sovranità alla Lega». Non a caso, si è già messo a lavoro per compilare «il programma elettorale del nuovo partito» in cui le questioni della «sicurezza» saranno considerate una priorità anche rispetto all’eterno cavallo di battaglia berlusconiano, il «fisco». Segno che la Forza Italia ripensata sul modello dei Repubblicani americani non vuole lasciare, su questo dossier, campo libero ai leghisti. «Di tempo ne abbiamo», sussurra Berlusconi man mano che i risultati dei ballottaggi rendono più nitidi i contorni della vittoria. E Renzi, è la sua scommessa, «rimarrà il più possibile lontano dalle elezioni. Anche perché ha capito che le può perdere».