BuzziGrande
Da Alemanno a Marino, da Zingaretti a Renzi. Il re delle cooperative, figura-chiave della maxinchiesta della Procura di Roma su Mafia Capitale, sostiene di aver finanziato un po’ tutti. E lo scrive in un a lettera ai pm.
“Il vero scopo di questa inchiesta – scrive – è costringermi a cedere raccontando la corruzione a Roma nell’ultimo decennio ma non posso inventarmi le cose che non so. Noi non abbiamo mai finanziato illegalmente la politica, ma tutto legalmente: Rutelli, Veltroni, Alemanno, Marino, Zingaretti, Badaloni, Marrazzo, tutti praticamente, anche Renzi: tutti contributi dichiarati in bilancio”.
Buzzi torna a parlare di finanziamenti al “palazzo” alcuni mesi dopo, nel corso di un interrogatorio davanti ai pm il 31 marzo scorso. Nelle carte delle indagini, il verbale del colloquio. “Sostenevamo attraverso contributi diretti alcuni candidati, e altri invece li abbiamo sostenuti, come si dice, attraverso la campagna elettorale diretta –  dice -. Abbiamo finanziato sia Alemanno, poi abbiamo dato un contributo anche a Ozzimo (scarcerato dal gip), sostenevamo Coratti, sostenevamo Nieri”.
E ancora: “Abbiamo dato altri soldi, sempre legalmente, alle fondazioni. Abbiamo dato, credo 15.000 euro a Patanè. Ti chiamavano – prosegue Buzzi – per le famose cene, c’è una cena con Alemanno, 1000 euro a persona, tu prendevi un tavolo e ovviamente erano 10.000 euro. Ma noi ne abbiamo fatte, noi l’abbiamo fatta pure con Renzi la cena eh? Quindi le abbiamo fatte con tutti le cene, con Zingaretti, la nostra è una grande cooperativa. A me se non mi chiamavano ero più contento eh? Se non mi chiamavano era meglio per noi, risparmiavamo”.
Intanto il Pd di Roma, in merito a notizie di stampa su un versamento fatto da Buzzi di 7000 euro al Pd che secondo intercettazioni sarebbero serviti per pagare gli stipendi di agosto dei dipendenti del partito romano, precisa che “la Coop 29 giugno ha versato nel settembre 2014 alla Federazione romana del Partito Democratico 7.000 euro a titolo di erogazione liberale”. “Il versamento – prosegue la nota – è stato regolarmente registrato con ricevuta rilasciata a norma di legge. Allora né la Coop 29 giugno né i suoi dirigenti risultavano indagati”.
Dalle carte allegate agli ultimi arresti spunta fuori anche una lettera che sempre Buzzi scrive dal carcere di Nuoro al pm Paolo Ielo, uno dei titolari del procedimento. “Non riesco a capacitarmi – scrive – della violenza giudiziaria e di quella mediatica che ha fatto strame di quelle minime garanzie previste per l’indagato: sono già stato condannato a mezzo stampa e oggetto di un linciaggio mediatico senza precedenti”. Ma Buzzi secondo il Ros poteva contare su informatori eccellenti tra cui anche un appuntato dei carabinieri di stanza al Quirinale che lo aggiornava sullo stato delle indagini.