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Le riforme strutturali sono indispensabili al Paese e alla sua economia. Il tema e è centrale all’Assermblea dalla Banca d’Italia dove il governatore Visco le ha evidenziate nelle sue  Considerazioni finali.
Ora, avverte il numero uno di Via Nazionale, “per non deludere le aspettative di cambiamento occorre allargarne lo spettro e accelerarne l’attuazione”. In alcuni casi, osserva, “i benefici non sono immediati ma questo è un motivo in più per agire, “perseguendo un disegno organico e coerente”. D’altronde, ha ricordato, “nel dibattito tra Paesi, talvolta difficile e teso, si fa meglio ascoltare chi dimostra di far bene a casa propria, di onorare appieno i propri impegni”. E questo “sia uno sprone a consolidare ed estendere ii progressi compiuti, in Italia come nel comune cammino in Europa”.
Inevitabilmente Visco ha anche ricordato le incognite sullo scenario dell’Eurozona sottolineando che “le difficoltà delle autorità greche nella definizione e nell’attuazione delle necessarie riforme e l’incertezza sull’esito delle prolungate trattative con le istituzioni europee e con il Fondo monetario internazionale alimentano tensioni gravi, potenzialmente destabilizzanti”. Finora comunque – osserva – “il riacutizzarsi della crisi greca ha avuto ripercussioni limitate sui premi per il rischio sovrano nel resto dell’area, riflettendo le riforme avviate in molti Paesi, i progressi conseguiti nella governance europea e negli strumenti a disposizione delle autorità per evitare fenomeni di contagio”.
Visco, naturalmente, ‘promuove’ il Quantitative Easing lanciato dalla Banca Centrale Europea che ha avito “effetti positivi fin dall’annuncio della preparazione del programma” Tuttavia il governatore torna a lamentare come la scelta di “condividere solo parzialmente i rischi” del QE “riflette i ritardi e i limiti del processo di unificazione europea”. Una scelta, osserva, frutto della “preoccupazione di alcuni membri del Consiglio che il programma potesse tradursi in trasferimenti di risorse tra paesi”. Invece, spiega, “una piena condivisione dei rischi sarebbe stata più consona all’assetto della politica monetaria unica e coerente con il Trattato”.
Grazie alla ripresa l’occupazione può tornare a crescere ma c’è il rischio che non sia sufficiente. Visco segnala come “la forte espansione delle assunzioni a tempo indeterminato nei primi mesi del 2015, favorita anche da consistenti sgravi fiscali in vigore da gennaio, è un segnale positivo; suggerisce che con il consolidarsi della ripresa l’occupazione potrà crescere e orientarsi verso forme più stabili”. Per il governatore l’intervento pubblico, l’attività di regolazione dell’economia, e il mercato devono coesistere. L’esperienza, ricorda il numero uno di via Nazionale, “insegna che con direttive dall’alto difficilmente si individuano i migliori sentieri di sviluppo” e “non mancano i casi in cui l’intervento pubblico non va a favore della collettività e distorce l’allocazione di risorse”. In questo scenario, “esiste tuttavia il rischio, particolarmente accentuato nel Mezzogiorno, che la ripresa non sia in grado di generare occupazione nella stessa misura in cui è accaduto in passato all’uscita da fasi congiunturali sfavorevoli”. Questo, anche perché “la domanda di lavoro da parte delle imprese più innovative potrebbe non bastare a riassorbire la disoccupazione nel breve periodo”. Ma anche se “per legge non si produce ricchezza e non si creano posti di lavoro in modo sano e stabile; né si possono ignorare i vincoli di bilancio” per il governatore “”si può, anzi si deve intervenire dove il mercato incontra i suoi limiti, aiutandolo a generare sviluppo economico e occupazione”.
Visco ha ricordato che emergono “segni di miglioramento nel mercato del credito”, ma “l’eredità della recessione pesa ancora sui bilanci delle banche: alla fine del 2014 la consistenza delle sofferenze è arrivata a sfiorare 200 miliardi, il 10% del complesso dei crediti”, laddove prima della crisi, l’incidenza delle parti deteriorate “era nel complesso del 6%”. Il nodo delle sofferenze rilancia il dibattito sul varo di una ‘bad bank’, con l’auspicio del governatore che la discussione con le autorità europee “sia rapida e costruttiva”. Visco torna a sostenere l’esigenza di una soluzione strutturale per la riduzione dei crediti deteriorati che “contribuirebbe a riattivare appieno il finanziamento di famiglie e imprese”. Una soluzione che Bankitalia ha più volte ‘sponsorizzato’. “Proponiamo da tempo iniziative in questa direzione, anche con il concorso del settore pubblico; stiamo collaborando con il governo a disegnarle, nel rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato”, ricorda il Governatore.
Un passaggio importante è stato quello dedicato alla direttiva europea sulle risoluzioni bancarie che “introduce un approccio del tutto nuovo alla risoluzione delle crisi bancarie, il cosiddetto bail-in”. Per questo – aggiunge Visco – gli investitori “devono essere consapevoli dei rischi sottostanti il nuovo sistema”: in particolare, ha spiegato, la clientela bancaria, “specie quella meno in grado di selezionare correttamente i rischi, andrà adeguatamente informata del fatto che potrebbe dover contribuire alla risoluzione di una banca”.
Visco ha poi ricordato che con il limite di concentrazione previsto dal Protocollo d’Intesa fra il ministero dell’Economia e l’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio “viene presidiato il rispetto del divieto di controllo delle banche partecipate” e viene “migliorata la qualità degli organi, rafforzandone il grado di indipendenza”. D’altronde, ricorda, “la necessità che le fondazioni bancarie svolgano il ruolo di azionista nel rispetto dell’autonomia gestionale e diversifichino i propri investimenti era da tempo sottolineata” da Via Nazionale.