berlusconi silvio2Non si è mai visto un monarca fondare un partito repubblicano. Berlusconi pensa di poter ancora improvvisare, stupire, entusiasmare. Deprime, invece, la sua ossessione di restare al centro del ring un errore dopo l’altro. E questa storia per cui anche lui adesso vuole far l’americano richiama più Alberto Sordi che Barack Obama.
La pretesa, ad Italicum approvato, di ingoiare tutti gli antisinistri in un contenitore di cui lui decida forme, contenuti, sostanza non sta in piedi. Berlusconi ci ha già provato col Pdl; il risultato è stato che lui e Fini si sono impegnati nello sfasciare la loro creatura, allontanando dalle urne, schifati, tanti milioni di elettori. Il partito repubblicano americano – che il leader di quel che resta di Forza Italia evoca in contrapposizione al partito democratico – non è un giocattolo a disposizione del leader di turno, ma una macchina elettorale di tutto rispetto, con regole, primarie, finanziamenti. Al massimo ora potrà disporre di Salvini che sbraita, sbraita, ma alla fine si accuccia come dimostra la Puglia.
Pensare di essere credibile dopo aver giocato a sfasciare il centrodestra con l’innaturale giochino del Nazareno servito solo a Renzi; illudersi di poter dare le carte privilegiando Alfano nella partita del Quirinale e restandone fregato per l’ennesima volta; giocare una partita spregiudicata per le regionali umiliando gli alleati più coerenti, arrivando addirittura nelle Marche a sostenere l’insostenibile presidente uscente di centrosinistra, Spacca; tutto questo già dà la misura di un atteggiamento schizofrenico per cui si fa esattamente il contrario di quello che si dice.
Poi, appunto il caso pugliese, dove si registrano comportamenti intollerabili. Berlusconi ha preteso di far pagare a tutti la sua lite con Raffaele Fitto. Per questo ha litigato col candidato che era stato scelto unitariamente, il professor Schittulli; poi, si è messo a pescare dal mazzo, pensando di poter imporre la Poli Bortone a Fratelli d’Italia, che ha invece dimostrato orgogliosamente che la parola data a chi era stato già designato continua ad avere un valore; infine, l’ultima perla, dopo aver detto no persino alle primarie: per bocca del suo condottiero pugliese, che non è più Fitto con i voti ma Vitali senza voti, ha annunciato due giorni di comizi in Puglia. Cioè, non va a tentare di riconquistare Veneto e Campania o ad espugnare Liguria o Umbria; ma preferisce acuire le divisioni con una presenza diretta che servirà solo ad aumentare la rabbia per una regione che il comportamento incosciente di Berlusconi regala ancora una volta alla sinistra.
È un re senza corona, non può più dettare legge, Berlusconi. E farebbe bene a chiarire che cosa vuol fare da grande.
P.s. Se Silvio ha deciso di chiudere il suo partito, saldi anche i debiti che ha. Li ha pure con La Destra (credo di essere tra i pochi a potermi vantare di non aver mai ricevuto un euro da lui). Mentre spendeva i soldi suoi come sappiamo, incassava fior di finanziamenti elettorali anche grazie ai nostri voti. Non ha mai contribuito alle nostre campagne elettorali di coalizione, ma ha elargito un milione e duecentomila euro a Miccichè, che fu avversario decisivo di Musumeci in Sicilia. Ne risponderà con i suoi avvocati perché ora, dopo quanto sta combinando in Puglia, dimostra di essere irrecuperabile. Prevalgono solo gli affari suoi. Ma non vale per tutti.

Francesco Storace (Il Giornale d’Italia)