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L’Italia non è più un Paese accogliente per gli ebrei. Anche qui per loro qui l’atmosfera è peggiorata. Basti pensare al vergognoso attacco alla Brigata ebraica al corteo di Milano per la festa della liberazione e le scritte antisemite dopo la morte dell’ex rabbino Elio Toaff a Roma solo per ciotare gli ultimi gravi episodi.
E infatti sono sempre di più quelli che decidono, loro malgrado, di lasciare il Paese dove sono cresciuti e dove la loro famiglia vive da generazioni e generazioni e andare in Israele.Un fenomeno che in lingua ebraica si dice Alyot. «Negli ultimi anni stiamo registrando un movimento sempre più crescente di famiglie che decidono di lasciare l’Italia – conferma il Rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni – Anche se i numeri assoluti non sono alti né comparabili con le partenze dalla Francia».
In Francia, dove gli ebrei sono circa 480.000 e la presenza islamica massiccia, nel 2014 hanno abbandonato il Paese in 5.000 ovvero l’un per cento. In Italia gli ebrei sono circa 28.000 (la metà vive a Roma) e lo scorso anno sono partiti per l’Israele in 323 che è più dell’un per cento. «Quello regitrato nel 2014 – spiega il demografo italo-israeliano Sergio Della Pergola – è il secondo numero più alto degli ultimi quarant’anni». Un dato che diventa allarmante se si considera la progressione ininterrotta: le partenze nel 2003 sono state appena 23, nel 2010 erano 97.
«L’insicurezza c’è sempre stata e siamo abituati a conviverci. Magari ora che ammazzano i giornalisti o comuni cittadini se ne sta rendendo conto anche l’opinione pubblica – spiega il Rabbino di Roma – La verità è che non c’è una bella atmosfera. Basti pensare ai manifesti davanti ai negozi ebraici di qualche mese fa o una professoressa dell’Università che ha scritto sul negazionismo costretta a vivere sotto scorta. E’ un sentore quotidiano che va dal timore per i dei bambini che entrano a scuola sotto scorta, alle attività commerciali, ai luoghi di culto. La motivazione alla partenza è comunque complessa e l’insicurezza ne è una componente».
Quella della Capitale è una comunità molto radicata, dai tempi dell’Antica Roma. Eppure in tanti hanno deciso di abbandonare l’Italia e molti altri ci stanno pensando. «Non è certo un problema di forze dell’ordine che sono molto attive (nelle ultime settimane la comunità romana ha incontrato sia il capo della polizia Pansa sia il comandante generale dei Carabinieri Del Sette ndr) – dice ancora Di Segni – Ma è anche cambiata la tipologia del rischio. Non dobbiamo temere solo le grandi organizzazioni terroristiche ma anche i terroristi “fai-da-te”, i lupi solitari e i gruppi neonazisti. E’ la “piccola” strage oggi che preoccupa di più».
I dati del 2015 sono ancor più preoccupanti. «A gennaio e febbraio del 2014, che è stato quasi un anno record, sono andati in Israele in 40 – dice Della Pergola – Nei primi due mesi del 2015 hanno già lasciato l’Italia in 80, il doppio». Se la tendenza dovesse essere confermata nel 2015 si potrebbero registrare oltre 500 partenze dall’Italia. E quindi, se invece dei numeri assoluti considerati dal rabbino di Roma, si valutano le percentuali il dato è quanto mai preoccupante: il doppio della Francia dove l’allarme antisemitismo è altissimo.
I motivi? Secondo Della Pergola sono principalmente due: il primo è il disagio degli ebrei italiani e la pressione dell’opinione pubblica nei loro confronti; il secondo riguarda la crisi economica che ha colpito le fasce più modeste e le giovani famiglie».
D’altronde gli episodi contro la comunità romana sono sempre più frequenti: dagli striscioni e i cori allo stadio alle scritte sui negozi di ottobre 2014, dalle teste di maiale spedite al presidente della Comunità alle accuse dell’estrema sinistra e dell’estrema destra dopo il conflitto in medioriente della scorsa estate.