ebolaIl virus Ebola sta arretrando in Africa ma cambia pelle, e questo lo rende più difficile da riconoscere. “Ebola si sta riducendo nell’Africa Occidentale e si spera che finisca, ma ci sono ancora alcuni focolai. La cosa emersa da diversi studi è che, con l’evolversi dell’epidemia, è cambiata la presentazione clinica del virus: non e’ mutato sostanzialmente ma nel 15% dei casi si presenta senza febbre”. Lo afferma all’Adnkronos Salute Nicola Petrosillo, direttore dell’Uoc infezioni sistemiche dell’Istituto nazionale per le malattie infetti Spallanzani di Roma, tra i relatori del congresso Eccmid di Copenhagen, evento annuale della Societa europea di microbiologia clinica e delle malattie infettive (Escmid).
Petrosillo ha fatto parte del team dello Spallanzani che ha curato e guarito il medico di Emergency, Fabrizio Pulvirenti, colpito dal virus in Africa e ricoverato per settimane a Roma. Se il virus cambia volto, “diventa complesso il riconoscimento da parte dello specialista – sottolinea Petrosillo – un aspetto fondamentale, perché se non si riconosce il virus, diventa più difficile fare un’adeguata terapia o isolare il paziente ed evitare che si diffonda il microrganismo”.
Al congresso Eccmid gli esperti di malattie infettive hanno fatto il punto sulle terapie anti-Ebola, con l’auspicio di arrivare ad avere un vaccino per il 2016. “Ancora non ci sono cure efficaci – ricorda Petrosillo – e stiamo aspettando il vaccino. Si e’ parlato di terapie sperimentali con anticorpi monoclonali, del siero di convalescente, di antivirali. Ci sono varie sperimentazioni, ma tutto dipende dall’evolversi dell’epidemia: più si riduce e meno c’e’ pressione” per arrivare a un risultato, “ma il 2016 potrebbe essere l’anno buono”.