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La cacciata dei dissidenti del Pd dalla Commissione Affari Costituzionali ha risvegliato l’opposizione al governo. Con un sussulto d’orgoglio Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Sel e Lega Nord sono usciti dalla commissione.
Lo scopo è quello di manifestare aperto dissenso vrso Matteo Renzi e di lasciare lavorare il Pd da solo dopo il la rimozione dei ribelli: “Non siamo abituati alle farse, è un fatto senza precedenti, è evidente che Renzi tratta la commissione come una sezione del Pd”, ha detto il capogruppo Sel Arturo Scotto. Toni più infuocati quelli usati da Forza Italia: “La sostituzione dei deputati Pd in commissione Affari costituzionali sa tanto di ‘deportazione'”, dice Renato Brunetta
“Noi – ha aggiunto Brunetta – al pari di tutte le altre opposizioni, non accetteremo questo comportamento antidemocratico del partito di Renzi, del gruppo di Renzi, e lasceremo a Renzi e a quel che rimane del suo partito – dice ancora – tutta la responsabilità di questo strappo, che è uno strappo istituzionale, che è uno strappo politico, devo dire segno di grande debolezza del presidente del Consiglio in un momento così delicato”.
“Renzi se la canta e se la suona, vuol fare le leggi a suo uso e consumo. In un momento poi di emergenza, in cui ci sono i morti, in cui c’è il problema della disoccupazione, lui blocca il parlamento con la legge elettorale e allora se la faccia da solo”.
Dopo un incontro tra il premier Renzi e Enrico Zanetti, Scelta Civica ha comunicato che sarà obbedirà agli ordini del premier e che, duqnue, sarà presente in Commissione Affari costituzionali alla Camera per l’esame degli emendamenti alla legge elettorale. La scelta di Sc di non mettere in atto l’Aventino in Commissione, viene spiegato, è dettata dalla convinzione che occorre portare avanti l’esame delle proposte di modifica depositate.