alfanoLa moglie, l’avvocato e gli affari di una presunta “rete di relazioni pericolose” definita anche “lobby”. Il settimanale l’Espresso pubblica un’inchiesta sul ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Il titolare del Viminale replica annunciando iniziative legali.
L’Espresso tira in ballo innanzitutto la moglie del ministro, Tiziana Miceli, che “ha appena avuto cinque consulenze dalla Consap, la concessionaria dei servizi assicurativi pubblici controllata dal ministero dell’Economia”. La donna, prosegue il settimanale, “in passato ha ottenuto altri incarichi da amministrazioni pubbliche (dalla provincia all’Istituto autonomo case popolari di Palermo) vicine al centrodestra”.
Nel 2014, prosegue l’Espresso, Tiziana Miceli “risulta difendere gli interessi di una società insieme ad Angelo Clarizia, un avvocato socio in affari di Andrea Gemma, amico storico di Alfano e attuale membro del cda dell’Eni”. “I due sono legatissimi – continua il settimanale – gli studi di Gemma e Clarizia hanno di recente anche vinto un appalto da 630mila euro per i servizi legali dell’Expo e da poco difendono gli interessi del Nuovo Centro Destra. La rete di potere del ministro Alfano e dell’amico Gemma è composta anche dal fratello di Clarizia, Renato, e da alcuni professori universitari finiti a fare i consulenti del ministro: tra incarichi da centinaia di migliaia di euro, rapporti amicali e familiari, favori e le solite prebende”.
Secca la replica di Angelino Alfano. “Purtroppo L’Espresso insiste e ci ricasca: non appagato dalla recente condanna per diffamazione subita in Tribunale, dove mi è stato riconosciuto il danno subito, replica il disegno denigratorio nei confronti miei e di mia moglie”, afferma.
“Come al solito – prosegue il ministro – l’Espresso costruisce scenari mistificatori e suggestivi. Ancora una volta questo organo di disinformazione mirata si esercita nel tentativo vano, ma non per questo meno grave, di gettare discredito, e non soltanto sulla mia persona. Ci rivedremo, mio malgrado, di fronte a un tribunale che saprà individuare tra persone defunte date per vive, circostanze false, notizie irrilevanti, fatti comici, errori marchiani e astruse manipolazioni della realtà, tutti gli elementi del doloso e reiterato intento diffamatorio”.