A spingere sempre più adolescenti verso alcol e droghe, al di là della curiosità innata nei giovani, è soprattutto la mancanza di comunicazione all’interno delle famiglie. Un problema grave, che per essere superato potrebbe fare appello anche all’aiuto del pediatra. Lo hanno sottolineato gli esperti dell’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza (Paidòss) nel corso di una delle scuola di perfezionamento che si svolgono a Capri, durante la quale sono stati presentati i dati di uno indagine Datanalysis su mille genitori di ragazzi tra 13 e 17 anni. Se si considera il ruolo della famiglia e le relazioni tra genitori e figli (in questo caso ancora adolescenti), dalle interviste è emerso che il motivo principale per cui i giovani sono maggiormente esposti al rischio di dipendenza da alcol e droghe, è nella “difficoltà a comunicare all’interno della famiglia” (33,2% del campione, con più elevata incidenza nel Nord Ovest) e, in subordine, nello “scarso/assente controllo della famiglia” (24,9%, con picco percentuale nel Sud Isole). L’unico aspetto che ha una percentuale maggiore è la “tendenza a sperimentare/la curiosità” (36,5%, con più alta percentuale nel Sud Isole).
“Quello della mancanza di dialogo nelle famiglie è l’aspetto più importante – afferma Giuseppe Mele, presidente dell’Osservatorio Paidòss – Da questi numeri, infatti, traspare una incapacità di padri e madri di gestire gli adolescenti nel momento in cui questi diventano più chiusi o prendono strade diverse. In questo il pediatra può avere un ruolo preventivo, aiutando le famiglie, a patto che riveda il suo ruolo che non può essere solo di ‘riparare’ qualcosa che non va, ma deve prevenire. Per questo bisogna aprire gli studi e far crescere una cultura del pediatra ‘adolescentologo'”. Se si chiede ai genitori di indicare le responsabilità principali nei comportamenti sbagliati dei figli è proprio sulla famiglia che si indirizzano per la maggior parte (35,3%, specie nel Nord Ovest) e poi la società (30,4%, in modo particolare nel Sud Isole) e gli amici (25,6%), mentre la personalità conta per il 6,8%. “In realtà anche la società ha una responsabilità forte – spiega Mele – a cominciare dalla scuola, che deve dare un’offerta formativa in linea con i tempi”.
Tre studenti su quattro, secondo lo studio Espad Italia, hanno fatto, almeno una volta nella vita, uso di droghe o abusato di alcol, psicofarmaci o gioco d’azzardo, e fra questi il 17% ha già un comportamento a rischio di dipendenza, una quota in crescita. Per il 25,6% dei genitori intervistati tra le cause del boom c’è la ‘incapacità della società a mettere in atto azioni per combattere le dipendenze’, mentre il 23,3% punta il dito sulla ‘facilità di reperire queste sostanze’ e il 21,3% pensa che alla base ci sia un ‘atteggiamento di tolleranza e permissivismo’ da parte della società stessa. “Ai genitori – conclude Mele – dico di non interrompere mai la comunicazione parlare sempre con i propri figli, senza essere ‘amici’, ma padri e madri”.