fondomonetariointNelle economia avanzate, il potenziale di crescita probabilmente aumenterà leggermente rispetto ai tassi attuali ma rimarrà sotto quelli pre-crisi nel medio termine. Nelle economie emergenti invece quel potenziale rallenterà ulteriormente. Lo sostiene il Fondo monetario internazionale nel capitolo tre del World Economic Outlook, il rapporto sull’economia globale pubblicato dall’istituto di Washington in vista degli Spring Meetings in calendario a metà mese.
Nel capitolo analitico intitolato “Where are we headed? Perspectives on potential output”, si legge che “il potenziale di crescita nelle economie avanzate è previsto aumentare leggermente, da una media di circa l’1,3% nel periodo 2008-2014 all’1,6% tra il 2015 e il 2020. Questa crescita è ben al di sotto dei tassi pre-crisi (2,25% nell’arco temporale 2001-2007)” e deriva in parte dall’effetto negativo dato da fattori demografici e dalla lenta ripresa della crescita di capitale. Nelle economie emergenti invece un mix di fattori come “invecchiamento della popolazione, freni strutturali alla crescita di capitale e un’espansione più lenta dell’output porteranno”, secondo il Fondo, a un potenziale di crescita del 5,2% tra il 2015 e il 2020 dal 6,5% circa del periodo 2008-2014. Questo quadro, si legge del documento, “solleva nuove sfide sul fronte delle politiche” perché “nelle economie sia emergenti sia avanzate un potenziale di crescita più basso renderà più difficile il mantenimento della sostenibilità fiscale”. L’istituto di Washington sostiene che “l’innalzamento dell’output potenziale deve essere una priorità”. Nelle economie avanzate, “è necessario un sostegno continuo alla domanda”. Riforme strutturali e un maggiore sostegno a ricerca e sviluppo “sono cruciali per aumentare innovazione e offerta”. Nelle economie emergenti, l’Fmi chiede invece “più spese infrastrutturali e riforme strutturali che sia dirette a migliorare le condizioni di business e dei mercati dei prodotti alimentando l’accumulo di capitale umano”.
Cià nonostante Matteo Renzi ha espresso un messaggio di forte ottimismo al termine del Consiglio dei Ministri che ha discusso del Documento di economia e finanza. “E’ finito il tempo in cui i politici chiedevano i sacrifici ai cittadini. I cittadini sanno che da questo governo non vengono richieste nuove tasse”. Nel Documento, ha detto Renzi, “non ci sono tagli e non ci sono aumenti delle tasse. Capisco che non ci siate abituati ma è così: da quando al governo riduzione costante delle tasse”.
Nel Def esaminato nel Cdm, ha detto, “non c’è una riduzione delle tasse” ma “la discussione su eventuali ulteriori tagli delle tasse proseguirà con la legge di stabilità: se riusciremo le ridurremo ancora nel 2016”. “Sui giornali leggete che tagliamo i servizi, che aumentiamo le tasse, che facciamo una manovra da 10 miliardi: tutte frasi false”. Di certo, ha affermato il premier,” le clausole di salvaguardia che sono state previste saranno totalmente eliminate, questo è un obiettivo che questo governo ha già mostrato di sapere conseguire”. Nel merito, Renzi ha spiegato che “noi abbiamo clausole di salvaguardia” che valgono “l’1%” del Pil: “Di queste immaginiamo che lo 0,4% sarà coperto da crescita e da minor spesa per interessi”. Ma in ogni caso “saranno totalmente eliminate”. Dunque, ha ribadito il premier, “non ci sono alla vista nè aumenti di tassazione nè tagli alle prestazioni che i cittadini ricevono”. Occorre del tempo, infatti, per avere certezza dei numeri.”A settembre-ottobre – ha proseguito Renzi – rifletteremo su dove mettere i soldi che arriveranno dalla spending” e dalla voluntary discolsure: “Sulle clausole di salvaguardia, o per ridurre le tasse, o magari investire su determinate priorità che in quel momento ci sembreranno opportune”. Il presidente del Consiglio ribadisce che nel Def “siamo stati molto prudenti nelle stime: la voluntary disclosure quanto potrà portare? Qualche miliardo, ma noi abbiamo messo un euro, perchè vogliamo essere prudenti”. Che il governo preferisca muoversi in linea prudenziale quanto a stime e tagli lo ha confermato anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan nel formulare le previsioni di crescita della ricchezza nazionale (Pil). Il Pil nel 2015 si attesterà allo 0,7% e il disavanzo al 2,6% del prodotto interno lordo, ha affermato il ministro. Il Ministro ha parlato di “stime prudenziali”. Nel 2016 il Pil si attesterà all’1,4 e all’1,5 nel 2017. Il deficit/Pil 2016, invece, scenderà all’1,8.