expo cantieri con logo
Manca un mese all’apertura dell’Expo e non si possono nascondere i ritardi che, nonostnate le apparenze e le assicurazioni, ci sono.
Dei 34 lotti di competenza italiana – non vanno contati i 53 padiglioni esteri selfbuilding – il 74% è ancora in lavorazione, il 9% in fase di collaudo, altrettanti sono già finiti, il 6% sono sottoposti a verifica amministrativa e l’1% sono sospesi. Nel cantiere che non dorme mai dove quasi 6 mila operai fanno turni di 24 ore e dove si lavora contemporaneamente per completare gli edifici e finire gli allestimenti interni, più di uno dorme sonni poco tranquilli.
Tuttavia Diana Bracco, presidente di Expo 2015 e commissario per il Padiglione Italia, rassicura tutti: «Il primo maggio apriremo tutto. Anche l’Albero della vita è a buon punto, sarà pronto in una ventina di giorni. Stiamo andando avanti bene. Ci sono tanti operai al lavoro anche sul Cardo Sud». Peccato che a complicare le cose ci sia che l’impresa costruttrice è quella Italiana Costruzioni finita nell’inchiesta Grandi Opere di Firenze dove un capitolo è aperto pure per il Padiglione Italia. Perché se non bastassero i ritardi oggettivi ci sono pure le inchieste giudiziarie. Tipo quella sulle Vie d’acqua per cui era finito agli arresti domiciliari l’ex subcommissario Antonio Acerbo indagato pure a Firenze. E così quel progetto contestato dagli ambientalisti ha il fiatone: la fine dei lavori del tratto Guisa è prevista per il 6 agosto, l’anello Verde azzurro una settimana dopo, il 15 ottobre quello che lambisce Monza.  
Ma anche il commissario unico Giuseppe Sala spande ottimismo a piene mani: «Sono fiducioso su quello che saremo in grado di completare e che il visitatore vedrà all’apertura di Expo 2015 il primo maggio».  
Di sicuro la parte più critica dell’intera opera a parte i cinque piani di Palazzo Italia con i bei lastroni di cemento biodinamico e i vetri asimmetrici – la disposizione degli allestimenti interni del padiglione biglietto da visita è stata cambiata più volte con gran gioia degli architetti – è tutta la zona del Cardo Sud. La strada che attraversa il sito da Nord a Sud, come se fosse la branchia di un pesce, dove si affacciano il padiglione della Coldiretti, della Confindustria, delle eccellenze italiane e di Palazzo Lombardia. Negli ultimi giorni gli operai al lavoro sono raddoppiati. Il governatore Roberto Maroni tre giorni fa faceva il nervoso: «Sono moderatamente preoccupato dei ritardi. Ma non chiedete a me, non sono mica io che tiro su i padiglioni».
Ancor più in ritardo alcuni Paesi che il padiglione se lo stanno costruendo da sè Gli olandesi che hanno aderito ad Expo solo a dicembre promettono di fare in tempo. I russi oberati da problemi interni sono in affanno. Come la Turchia che sembrava non voler aderire dopo lo schiaffo di Milano a Smirne nell’aggiudicazione dell’esposizione. O il Nepal che ha deciso di costruire un bel padiglione tutto intarsiato da scalpellini arrivati apposta da Kathmandu, che intagliano il legno di giorno e di notte pur di fare in tempo.  
Al contrario gli svizzeri, i primi a iscriversi a Expo, hanno ultimato i 4 silos che saranno riempiti di cibo. La Cina si è affidata alla torinese Bodino engineering per questo padiglione che come un seme cresce verso l’alto ha quasi finito. L’archistar Daniel Libeskind passa ogni settimana a vedere il padiglione Vanke real estate che sarà consegnato chiavi in mano settimana prossima. La Repubblica Ceca e l’Angola hanno finito ma vicino al traguardo c’è pure il Giappone che, tanto per giocare facile, il suo padiglione lo ha costruito con pareti di legno di cipresso e nemmeno un chiodo.