Un’organizzazione sfruttava braccianti romeni nelle campagne di Catania. Lo hanno scoperto i carabinieri, che hanno arrestato nove persone su provvedimento restrittivo emesso dal Gip su richiesta della Procura della Repubblica. Sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al caporalato. Dalle dichiarazioni delle vittime è emerso che i romeni impiegati nelle colture agricole di Paternò, a una ventina di chilometri da Catania, venivano costretti, con la minaccia di un allontanamento, a prestare la loro opera a ritmi massacranti per accrescere i profitti dell’organizzazione criminale. La banda, secondo gli investigatori, reclutava manodopera in Romania e alloggiava i braccianti dentro cassoni di lamiera freddi d’inverno e caldi d’estate, in pessime condizioni igienico-sanitarie per svolgere mansioni sottopagate e senza le minime garanzie e tutele. Le vittime erano ridotte in uno stato di sudditanza psicologica e poste dinanzi all’alternativa tra accettare condizioni disumane e perdere l’impiego e i pochi guadagni ricavati.