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Un altro pezzo dell’ìindustria italiana che passa in mani straniere. Sono semrpe più insistenti le voci di un’imminente cessione del Gruppo Pirelli.  Il sesto gruppo industriale italiano è a un passo da diventare cinese. Il numero uno della Pirelli, Marco Tronchetti Provera, questa mattina ha infatti confermato di avere in corso trattative per cedere la maggioranza delle quote di controllo a un gruppo internazionale. Nel comunicato il nome dell’acquirente non viene rivelato, ma le indiscrezioni pubblicate puntano tutte sul gruppo cinese China National Chemical, chiamato in breve ChemChina.
Oggi la Pirelli, storico nome dell’industria italiana, fondata nel 1872 dall’ingegnere lombardo Giovanni Battista Pirelli, è controllata da una holding che si chiama Camfin, che possiede il 26 per cento delle quote. La Camfin, a sua volta, è spartita a metà fra due diversi soci. Da una parte c’è il colosso petrolifero russo Rosneft, guidato da Igor Sechin, un ex agente del Kgb che fa parte della cerchia più stretta del presidente Vladimir Putin.
L’altra metà è invece in mano agli azionisti taliani, che vedono schierati in prima fila la famiglia di Tronchetti Provera e le banche Intesa Sanpaolo e Unicredit. Secondo il comunicato diffuso in mattinata da Camfin, la partecipazione di controllo verrà trasferita a una nuova società, controllata «dal partner industriale internazionale». Una quota di minoranza dovrebbe restare in mano agli attuali soci di Camfin, che prevede di reinvestire nella nuova holding. Ancora non sono noti molti dettagli, a cominciare da che cosa faranno Sechin e la Rosneft.
La fine in mani cinesi del controllo della Pirelli deriva da un lungo processo di dimagrimento del gruppo, iniziato nel 2005, quando per sostenere l’avventura di Tronchetti al vertice della Telecom, l’azienda milanese aveva dovuto cedere le attività nei cavi per l’energia e in fibra ottica, venduti alla Prysmian, che negli anni successivi si è sviluppata più rapidamente della stessa Pirelli, diventando il leader mondiale nei suoi settori di attività.
Ora, con il passaggio ai cinesi, Pirelli perderà gli pneumatici per i camion, che stando alle indiscrezioni dovrebbero passare a un altro acquirente, sempre controllato dal governo cinese. Il 26 per cento della Pirelli in mano alla Camfin dovrebbe passare alla nuova controllante sulla base di un prezzo pari a 15 euro per azione, con il successivo lancio di un’Opa sui titoli in mano agli investitori terzi (gran parte del capitale Pirelli è quotato in Borsa). Va però segnalato che, come spesso accade, qualcuno potrebbe aver speculato: fino a metà gennaio a Piazza Affari il titolo Pirelli valeva poco più di 12 euro. Poi ha iniziato a correre più rapidamente del listino, arrivando a sfiorare i 15 euro già venerdì 13 marzo. La Consob ha detto di aver avviato un’indagine.