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Benjamin Netanyahu ha vinto le elezioni in Israele: al 95% dello scrutinio, il suo Likud ha 29 seggi, mentre Campo sionista solo 24. A questo punto, secondo i media e contro gli exit-poll, Netanyahu sarebbe in grado di formare una maggioranza di destra forte di oltre 60 seggi (su 120). Al terzo posto lo scrutinio conferma Lista araba unita con 14 seggi; segue il centrista Yair Lapid di C’è futuro con 11 seggi.

“Sono veramente fiero per la grandezza di Israele. Nel momento della verità, ha preso la decisione giusta. Ora dovremo formare un governo forte e stabile: oggi ho parlato con tutti i leader dei partiti del campo nazionale (di destra, ndr) e mi sono appellato per formare un governo senza indugio”. Lo ha detto stanotte Netanyahu.

I protagonisti della tornata elettorale

BENYAMIN NETANYAHU – Al potere da nove anni, l’attuale premier, leader per ora incontrastato del Likud, gioca le sue carte per restare al potere a fronte di una minaccia crescente da parte del centrosinistra che, secondo i sondaggi, lo supera di quattro seggi (20/21 contro 24/25). Una situazione a sorpresa, non prevista da Bibi quando lo scorso dicembre dette il via alla crisi di governo ‘licenziando’ i due ministri centristi Tzipi Livni e Yair Lapid. Per molti potrà pure perdere al voto, ma non è così scontato che lasci la guida del governo.
ISAAC HERZOG e TIZPI LIVNI – La coppia della riscossa. Nessuno, e soprattutto Bibi, avrebbe mai scommesso un soldo sulla loro capacità di aggregare. Eppure, il rampollo laburista della famiglia ‘kennediana’ di Israele e la volitiva e navigata esponente centrista – prima ex pupilla Likud, poi con Ariel Sharon in ‘Kadima’, convinta sostenitrice di ‘Due Popoli Due Stati’ per la questione israelo-palestinese – si sono rivelati due ossi duri per Netanyahu, sicuro di non avere rivali. ‘Bougi’ Herzog – considerato incolore da molti, voce flebile e aspetto misurato – sembra aver rivitalizzato lo schieramento laburista in coma da anni costruendo con Livni un patto di ferro diventato punto di riferimento per chi vuole, almeno sulla carta, cambiare la politica di Israele e “mandare a casa Netanyahu”.
AYMAN ODEH – L’avvocato di famiglia comunista, ora “socialista e democratico” (staccati, come ci tiene a precisare), nessuna esperienza parlamentare, è il primo outsider delle elezioni. E’ lui – arabo di Haifa, città laboratorio per l’integrazione – ad essere riuscito laddove molti hanno fallito: riunire in una stessa formazione elettorale – la ‘Lista araba unita’ – gli arabi di Israele, circa 1.5 milioni di persone. Se il voto gli confermerà i 13 seggi accreditatigli dai sondaggi, sarà come terza forza alla Knesset un vero e proprio ago della bilancia, magari tramite appoggio esterno al centrosinistra.
MOSHE’ KAHLON – Pressoché sconosciuto fuori da Israele, ex dissidente del Likud, in passato ministro delle telecomunicazioni che ha liberalizzato il settore dei cellulari, ha fondato su due piedi il partito ‘Kulanu’ (Noi tutti).