o-MAURIZIO-LUPIAlcuni regali mettono in difficoltà il ministro delle Infrastrutture, punta di diamante del Ncd.
Secondo quanto si legge nell’ordinanza del giudice di Firenze in merito all’inchiesta sulle tangenti per gli appalti legati alle grandi opere che stamani ha portato all’aresto di quattro persone. alcuni inquisiti avrebbero fregalato a Lupi un evstto sartoriale e al figlio un Rolex da 10mila euro. A regalare il vestito al ministro sarebbe stato Franco Cavallo, uno dei quattro arrestati oggi che secondo gli inquirenti aveva uno «stretto legame» con Lupi tanto da dare «favori al ministro e ai suoi familiari». «Da una telefonata del 22 febbraio 2014 – si legge nell’ordinanza – emerge che Vincenzo Barbato», un sarto che avrebbe confezionato un abito per Emanuele Forlani, della segreteria del ministero, «sta confezionando un vestito anche per il ministro Lupi».
 Al figlio Luca, invece, sarebbe stato regalato un orologio. «Va segnalato – scrive il giudice – il regalo fatto dai coniugi Perotti al figlio del ministro Lupi in occasione della sua laurea: trattasi di un orologio Rolex del valore di 10.350 euro che Stefano Perotti (arrestato oggi, ndr) fa pervenire a Luca Lupi tramite Franco Cavallo».
«Non ho mai chiesto all’ingegner Perotti nè a chicchessia di far lavorare mio figlio. Non è nel mio costume e sarebbe un comportamento che riterrei profondamente sbagliato», replica Lupi in una nota, precisando che il figlio lavora a New York dai primi di marzo. «Mio figlio Luca si è laureato al Politecnico di Milano nel dicembre 2013 con 110 e lode dopo un periodo di sei mesi presso lo studio americano SOM (Skidmore Owings and Merrill LLP) di San Francisco, dove era stato inviato dal suo professore per la tesi. Appena laureato ha ricevuto un’offerta di lavoro dallo stesso studio per la sede di New York», spiega Lupi.
«In attesa del visto per lavorare negli Stati Uniti – prosegue – (un primo visto l’ha ricevuto nel giugno 2014, subito dopo il matrimonio, per ricongiungimento con la moglie che è ricercatrice in Italia e in America), ha lavorato da febbraio 2014 a febbraio 2015 presso lo studio Mor di Genova con un contratto a partita Iva per un corrispettivo di 1.300 euro netti al mese. Nel gennaio 2015 gli è stata reiterata l’offerta dello studio SOM, gli è quindi finalmente arrivato il visto e dai primi di marzo mio figlio lavora a New York». «Ripeto – conclude il ministro -, non ho mai chiesto nulla a nessuno per il suo lavoro, mi sembra, inoltre, dato il suo curriculum di studi, che non ne avesse bisogno».
Secondo il ministro delle infrastrutture Ercole Incalza «era ed è una delle figure tecniche più autorevoli che il nostro Paese abbia sia da un punto di vista dell’esperienza tecnica nazionale che della competenza internazionale, che gli è riconosciuta in tutti i livelli». «Non a caso – ha detto il ministro – è la persona che viene definita come il padre della legge obiettivo ed il padre della possibilità che nel nostro Paese si siano realizzate le grandi opere». «Dobbiamo dimostrare che in Italia – ha concluso Lupi – si possono fare opere grandi, piccole e medie con trasparenza, certezza dei tempi, delle risorse e della qualità».

Il segretario della Lega, Matteo Salvini,  attacca: “Se c’è qualcosa di vero, non si possono avere ministri con simili ombre”
“Io non condanno nessuno, però mi aspetto che il ministro dell’Interno o il presidente del Consiglio vengano in Parlamento a spiegare agli italiani se è tutto falso o se c’è qualcosa di vero. E se c’è qualcosa di vero non possiamo avere un ministro dell’Interno e un ministro delle Infrastrutture che lavorano con delle ombre del genere”.
Più che gelido è glaciale l’atteggiamento che Matteo Renzi riserva a Lupi a. Il premier non cerca nemmeno il ministro per chiedergli spiegazioni. Meglio non parlargli, perché un colloquio telefonico del genere, in una giornata come questa, potrebbe finire molto male.

Sulla vicenda intervengono anche i magistrati, al solito, per lamentarsi: “Uno Stato che funzioni dovrebbe prendere a schiaffi i corrotti e accarezzare chi esercita il controllo di legalità”. Commenta così il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli l’inchiesta di Firenze sulle tangenti sulle Grandi Opere che ha portato all’arresto di 4 persone. Invece “i magistrati sono stati schiaffeggiati e i corrotti accarezzati”.  Nel mirino della maxi operazione gli appalti delle più importanti tratte dell’Alta velocità del nord e del centro Italia, di Expo e anche quelle delle autostrade. Corruzione, induzione indebita, turbata libertà degli incanti ed altri delitti contro la Pubblica amministrazione sono queste le accuse, “un articolato sistema corruttivo che coinvolgeva dirigenti pubblici, società aggiudicatarie degli appalti ed imprese esecutrici dei lavori”.