polizia-celere bigApproda in Senato domani il disegno di legge che pone regole per l’identificazione di ogni singolo agente durante le manifestazioni pubbliche. Una norma che sta già sollevando molte polemiche e che tende adf individuare gli agenti.
Si tratta di mettere un «numeretto» sul casco, una sorta di «targa» piazzata in testa ai poliziotti che fanno servizio di ordine pubblico, in occasione di proteste e cortei. Il provvedimento doveva essere discusso la settimana scorsa, ha spiegato il primo firmatario e relatore di uno dei testi del provvedimento, Peppe De Cristofaro (Sel), «ma ha subito uno slittamento a causa della discussione sul divorzio breve». E ancora: «So che il ddl sta incontrando qualche resistenza all’interno della maggioranza di governo. Mi auguro che non sia così».
Assieme al disegno di legge di De Cristofaro, in commissione Affari costituzionali ne sono stati depositati altri tre. C’è il documento dell’esponente del Pd Luigi Manconi, da tempo attivo sul tema. E quelli di matrice grillina, presentati da Marco Scibona e Lorenzo Battista (ex M5S). L’impegno del MoVimento sul tema non è una novità: un anno fa apparve sul sito di Beppe Grillo un post che chiedeva di introdurre anche in Italia i numeri identificativi per le forze dell’ordine. Forte la contrarietà di alcuni esponenti di centrodestra, che evidenziano il rischio di ritorsioni o intimidazioni per gli agenti. O peggio ancora, come ritengono in molti, il tentativo di schedare i poliziotti.
Per il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (FI) il provvedimento è «un’assurdità colossale, da stroncare immediatamente». Le ragioni che sottendono al provvedimento, assicura invece De Cristofaro, «non sono punitive per le forze dell’ordine, anzi. Vengono richiamate disposizioni presenti da anni nella massima parte dei paesi europei, da molto tempo consapevoli che serve un elemento di trasparenza contro gli abusi e i soprusi di persone in divisa. Che, sottolineo, sono l’eccezione e non la regola».
Il ddl, di 7 articoli, prevede all’art. 3 che «i funzionari di pubblica sicurezza responsabili della direzione delle operazioni di ordine pubblico, anche se indossano la prevista uniforme, devono sempre portare la fascia tricolore o un altro evidente segno distintivo»; mentre all’art. 4 viene sancito che «il casco di protezione indossato dal personale delle forze di polizia, deve riportare sui due lati e sulla parte posteriore una sigla che consenta l’identificazione dell’operatore che lo indossa». L’art. 5 al secondo comma: «In occasione di manifestazioni di piazza o altre situazioni di intervento per ragioni di ordine pubblico, è fatto inoltre divieto al personale delle Forze di polizia, anche se autorizzato a operare non in uniforme per ragioni di servizio, di portare indumenti o segni distintivi che lo possono qualificare come appartenente alla stampa o ai servizi di pubblico soccorso, quali medici, paramedici e vigili del fuoco».
Il primo comma dello stesso articolo, infine, prevede il «divieto al personale in servizio di ordine pubblico di portare con sé strumenti, armi, indumenti e mezzi di protezione non previsti o autorizzati dai regolamenti di servizio, nonché di portare equipaggiamento di ordinanza modificato».
Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, è apparso contrario alla proposta di rendere identificabili gli agenti: «Che facciamo, vogliamo fargli bussare a casa?». E all’interno della maggioranza le posizioni in merito appaiono molto, ma molto diversificate. E mentre il dibattito politico si appresta a spostarsi su questo argomento in molti si domandano che fine abbia fatto la prima emergenza del governo: abbassare le tasse.