RenziRaiArriva la televisione formato Renzi. Fedele alla promessa di cacciare i partiti da Viale Mazzini il premier si accinge a varare una norma che a viale Mazzini lascerà solo i rappresentanti del governo. Naturalmente del suo governo.
La principale novità della riforma prevede, infatti, un vero amministratore delegato, con poteri ampi, come in qualunque azienda privata. “Modello codice civile”, spiegano nel governo. E nominato direttamente dall’esecutivo.
Un modello che porta a rottamare l’attuale gestione mista Cda-direttore generale, nel tentativo di allontanare i partiti dall’amministrazione diretta dell’azienda.
In settimana al Consiglio dei ministri arriveranno le linee guida della riforma della Rai. Sarà un disegno di legge governativo, non un decreto. Se dovesse servire non è esclusa una proroga dell’attuale vertice di viale Mazzini, che altrimenti scadrebbe entro giugno
Con la riforma scende il sipario sulla figura del direttore generale (oggi Luigi Gubitosi). L’azienda di Viale Mazzini sarà guidata da un amministratore delegato, con tutti i poteri dell’ad di una società privata. Fine della cogestione con il Consiglio di amministrazione. Nel progetto del governo la commissione parlamentare di Vigilanza Rai resterebbe come organo di controllo, ma non avrebbe più il compito di nominare i membri del consiglio di amministrazione come avviene oggi.
Inoltre i componenti del consiglio di amministrazione scenderanno dagli attuali 9 a 5.
Si sta imoltre pensando a una sorta di di un consiglio di sorveglianza cui sarebbe demandata la nomina del consiglio di amministrazione Rai. Ma non è escluso che la scelta venga lasciato al Parlamento riunito in seduta comune come avviene per l’elezione dei giudici del Csm e della Consulta.
Per gli utenti un mezzo regalo. Il canone sarà dimezzato, 65 euro al posto dei 113,5 di oggi. Però sarà abbinato alla bolletta dell’energia elettrica e il pagamento sarà richiesto per ciascuna utenza, a prescindere dal denunciato possesso o meno di una tv.