C’è chi invoca un intervento del Capo dello Stato e chi parla di partito unico renziano. Certo è che la guerra della Rai è ormai partita. Annunciata dalla sprezzante frase del premier : “Se la Rai è cultura non può esser normata dalla Legge Gasparri” inizia ad esser combattuta dalle diverse forze politiche. Che, intanto, contestano l’urgenza del rinnovo del consiglio di amministrazione che Reenzi intende attuare per decreto Legge.
Attacca la Lega Nord di Matteo Salvini, che  punta il dito contro il capo del governo che vuole mandar via i partiti dalla tv di Stato “perché ci deve essere solo lui”.
“Non si può procedere ad una riforma della governance della Rai per decreto legge esautorando il parlamento in una materia che è propria del parlamento. Né eliminare ogni tipo di discussione in questa sede per poter gestire velocemente le nuove nomine del consiglio di amministrazione che dovranno essere fatte da qui a breve”, dichiara Roberto Fico, deputato del M5s e presidente della commissione di Vigilanza sul servizio radiotelevisivo. “Il presidente della Repubblica – prosegue – non potrà far finta di niente e sottovalutare questo aspetto”. Sergio Mattarella “dovrà difendere l’autonomia del parlamento e far rispettare le sue prerogative. In occasione del suo discorso di insediamento sottolineò l’importanza del servizio radiotelevisivo pubblico. Ci aspettiamo che dia seguito a quelle dichiarazioni”.
Di sicuro c’è che sull’avanti tutta per portare a casa il riordino della tv pubblica, il presidente del Consiglio ha insistito e dettato la tempistica: “Si parte a marzo”. La via maestra per modificare la governance? Il disegno di legge, purché però la partita la si chiuda in tempi brevi. Altrimenti, “se ci sono le condizioni di necessità e urgenza”, non si esclude il ricorso al decreto, “come prescrive la Costituzione”. L’obiettivo è la radicale modifica delle norme vigenti: “Pensiamo che la Rai debba essere il grande motore dell’identità educativa e culturale del Paese e in quanto tale non possa essere normata da una legge che si chiama Gasparri. Lo dico perché ho un’idea dell’identità educativa e culturale diametralmente opposta a quella di Maurizio Gasparri”. Affermazioni che provocano la reazione durissima dell’ex ministro (“Renzi è un vero imbecille”, twitta subito dopo) e di tutta Forza Italia.