eternitLa prescrizione del reato di disastro, contestato nell’ambito del processo Eternit, ha come conseguenza il fatto che “cadono tutte le questioni sostanziali concernenti gli interessi civili e il risarcimento dei danni”.
Lo spiegano i giudici della prima sezione penale della Cassazione, rilevando che il codice di procedura penale lega “la potesta’ del giudice penale a provvedere sulle domande civili all’esistenza di una sentenza di condanna agli effetti penali, almeno di primo grado”. Nel caso in esame, invece, sottolinea la Suprema Corte, la prescrizione e’ “intervenuta anteriormente alla sentenza di primo grado”.
Vi e’ stata una “lentezza” della “risposta politica” di fronte a problemi come quello dell’amianto. Lo sottolinea la prima sezione penale della Cassazione, che questa mattina ha depositato la sentenza relativa al processo Eternit, conclusosi lo scorso novembre con la prescrizione del reato di disastro contestato all’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny.
Almeno a far data dall’agosto dell’anno 1993 – scrive la suprema corte – non poteva ignorarsi a livello comune l’effetto del rilascio incontrollato di polveri scarti prodotti dalla lavorazione dell’amianto, definitivamente inibita, con comando agli enti pubblici di provvedere alla bonifica dei siti.