gaza-02Escalation nella guerra egiziana all’Isis in Libia. Forze speciali del Cairo hanno compiuto un’incursione terrestre a Derna, la città dichiaratasi Califfato dell’Isis nell’est del Paese. Lo riferiscono fonti libiche ed egiziane. Le stesse fonti precisano, senza fornire altre dettagli, che nel blitz i militari hanno «catturato 55 elementi del Daesh». Già ieri i media avevano riferito che, dopo i raid aerei l’Egitto stava, prendendo in considerazione attacchi di terra. In particolare era stata evocata la «task force 999», un’unità speciale per operazioni internazionali, da inviare in coordinamento con le forze di sicurezza libiche. E oggi si è registrato il primo attacco via terra.  Dopo le tre ondate di incursioni di ieri come immediata «vendetta» allo sgozzamento dei 21 copti, gli F-16 egiziani e aerei libici hanno compiuto altri raid a inizio giornata contro postazioni dell’Isis a Derna, la città dell’est capitale del Califfato libico. I morti sarebbero «decine». In maniera evocativa, i caccia hanno colpito fra l’altro il «Tribunale della Sharia», istituito dai jihadisti libici affiliatisi allo Stato islamico di Al Baghdadi.
Il presidente egiziano Sisi si è appellato ad una risoluzione dell’Onu che autorizzi una coalizione internazionale ad intervenire: «Non c’è altra scelta», ha avvertito il capo di Stato egiziano. Ma un intervento rischierebbe di incendiare ulteriormente il Medio Oriente, dove per esempio Hamas ha messo in guardia che eventuali ingerenze in Libia «da parte di alcuni Paesi come l’Italia» sarebbero considerate «una nuova Crociata contro Paesi arabi e musulmani».
Ma la crisi libica è collegata a quella dei migranti in fuga. Il numero degli sbarchi dal 1 gennaio a metà febbraio è stato di 5.302 rispetto ai 3.338 dello stesso periodo dello scorso anno», spiega Gentiloni numeri alla mano. «Non era Mare Nostrum ad attirare i migranti ma il dramma su cui speculano bande di criminali». Ed si sta diffondendo oggi la notizia, ripresa dal britannico The Telegraph, che l’Isis vorrebbe utilizzare la Libia come “porta” per l’Europa, infiltrando i miliziani nei barconi di migranti in viaggio nel Mediterraneo. Non solo: gli jihadisti, secondo quanto riportato, vorrebbero attaccare «le compagnie marittime e le navi dei Crociati». Non a caso Gentiloni ha chiesto un aiuto concreto alle istituzioni europee e internazionali: «Dalla riunione del Consiglio di sicurezza di oggi ci attendiamo la presa di coscienza al Palazzo di vetro della necessità di raddoppiare gli sforzi per favorire il dialogo politico».