nichi-vendolaLa sinistra incapace di elaborare una qualsivoglia proposgta politica va avanti cercandosi il nemico di turno contro cui scagliafrsi per trovare una ragione di vita. E dopo il ventennio berlusconiano in cui ha avuto un sicuro nemico (e una ricca fonte di guadagno per la banda Travaglio & C. ) lo ha ora ritrovato in Matteo Renzi.
“Il potere esecutivo di Renzi ha quasi del tutto cannibalizzato il potere legislativo. Il parlamento è solo un votificio. Non come Berlusconi ma molto oltre. Il parlamento non ha più alcuna autonomia”.dice Nichi Vendola dal palco della convention Sel ‘Human Factor’ a Milano. E ci va giù pesante: bisogna combattere il renzismo, che “è la forma aggiornata del neo conservatorismo nella variante italiana”. Descrive il patto del Nazareno come “il momento di fondazione del Partito della Nazione”. Secondo il leader di Sel “è il seppellimento della dialettica tra destra e sinistra, tra giustizia ed ingiustizia”.
La convention di Milano “è l’inizio di un cammino” per la sinistra, sottolinea Vendola. “Possiamo prefigurare – dice più avanti – la nascita di un coordinamento fatto da rappresentati di tutti coloro che sono interessati a questo processo. In questo coordinamento dovrà essere consentita la doppia militanza, ognuno con la sua tessera”. Questo coordinamento, spiega, “dovrebbe lavorare per tutto il mese di febbraio per decidere campagne nazionali per rimescolare tutti i popoli” di sinistra. “Ci saranno compagni e compagne che potranno spartire il pane della politica. Noi abbiamo la volontà non di annunciare un fatto magico, l’improvvisa nascita di un nuovo soggetto politico. Siamo una comunità tra tante altre comunità. La geografia della sinistra è vasta: noi non siamo i primi e non siamo i migliori. Non intendiamo prefigurare un processo che prevede cessione di sovranità da parte di ciascuno, perché insieme tutti si possa fare un avanzamento”, aggiunge.
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Presente alla convention Pippo Civati, esponente della minoranza del Pd. Che dice: “Non c’è bisogno di dividere il Pd, ma non posso escludere che questo accada. Non c’è nessun disegno per rompere”. Durante il suo intervento Civati ribadisce: “non esco dal Pd”, ma alla luce anche di quanto avvenuto con le primarie in Liguria “non posso escludere” che “accada” una frattura all’interno del partito guidato da Matteo Renzi.
E se Civati si autodefinisce ironicamente della “corrente dei parassiti”, sottolinea: “ci siamo stufati della definizione di minoranza, minoranza di che cosa? Per me è doloroso dire questo, io sono partito con l’Ulivo, ragiono più da militante che da esponente politico”. Per il deputato della minoranza dem il centrosinistra “si ruppe due anni fa quando si cercò di eleggere Prodi, quando ci dissero che le larghe intese non ci avrebbero snaturato”.
E proprio Romano Prodi è il nome di Civati per la corsa al Colle. “Io un nome al momento lo avrei che è Romano Prodi – sottolinea – Non capisco perché dire Prodi vorrebbe dire andare contro il Pd”. Approfondendo l’argomento Civati dice: “vorrei che il candidato non fosse deciso da Berlusconi”. Secondo lui “ci sono altre forze politiche in Parlamento, basta guardarsi attorno”. E se il nome sarà deciso l’ultimo giorno “partecipiamo al thriller con serenità”.
A chi gli chiede se la candidatura di Giuliano Amato sia ‘opportuna’, Civati replica: “Mi sembra una proposta che guarda molto al passato, non mi sembra che Renzi se lo possa permettere un nome così da Prima Repubblica”.
Non ha dubbi Stefano Fassina, deputato del Pd: “Resto nel Pd”. Sulla sua presenza al convegno di Milano, Fassina spiega che non è un indizio di una ‘distanza’ dal suo partito quanto “una prova di confronto e dialogo, perché ci serve mettere a punto un’analisi condivisa, un progetto condiviso. Dobbiamo lasciare stare i contenitori e concentrarsi sui contenuti”.