PaoloSavona“Non solo non funzionava bene l’accordo iniziale del 1992, ma addirittura sono stati aggiunti vincoli ulteriori” per portare il “bilancio a un avanzo tale che consenta di far convergere, in base agli accordi di Maastricht, il nostro debito pubblico verso il 60% rispetto al Pil”. A spiegarlo in una intervista al Giornale dell’Umbria Paolo Savona, ministro dell’Industria nel Governo Ciampi, direttore generale di Confindustria all’epoca della presidenza di Guido Carli, ex segretario generale per la programmazione economica al ministero del Bilancio. “Per ottenere questo – aggiunge – dovresti infliggere al Paese una deflazione prolungata per 20 anni. Il che significa che il Paese non è più in grado di risolvere i suoi problemi sociali. Perché sono problemi sociali quelli che oggi abbiamo, non economici. Questo è un Paese che mangia bene, beve bene, vive bene. Ciò che non farà mai è quello di poter prendere la guida delle proprie sorti, oppure portare l’Europa, insisto, a un’unione politica. In assenza di questo, le norme che sono state introdotte, in particolare dal mio amico Mario Monti, sono sbagliate”.
“Monti – prosegue – è una persona perbene, ma anche le persone perbene sbagliano; non sono in malafede, però sbagliano. Il problema è che questo Paese non elimina più chi ha sbagliato, se lo tiene. Monti, ad esempio, lo hanno nominato senatore a vita. Sono delle cose che veramente gridano vendetta. Tu sbagli e allora basta. Ti riconosco la buona fede, ma ti fai da parte. Invece no, sono ancora tutti là questi che hanno generato gli accordi di Maastricht e gli accordi successivi”.
Riguardo alla possibilità che qualche Paese esca dall’euro, spiega: “Gli Usa hanno il terrore che l’Europa vada in crisi perché hanno problemi geopolitici gravissimi in tutto il mondo. Non solo la questione dei rapporti ancora non sistemati con la Cina, ma soprattutto il problema crescente del terrorismo di origine religiosa musulmana. E allora stanno aiutando Draghi e tutti coloro i quali portano stabilità nel sistema”.
“Quindi – prosegue – dal punto di vista della possibilità che l’euro deflagri, cioè finisca di esistere e che l’Europa si dissolva, in questo momento non c’è una probabilità che si realizzi un tale evento. Se però, unilateralmente, la Grecia dovesse ottenere delle concessioni, e questo è il problema che impedisce che gliele diano, probabilmente chi entra in agitazione è l’elettorato tedesco, che non vuole dividere le proprie sorti con gli altri popoli europei. In altre parole, l’elettorato tedesco nega lo scopo dell’Unione europea di cui abbiamo parlato prima. Per cui, se ci fossero delle concessioni tali, di cui potrebbero poi beneficare l’Italia, la Spagna e altri Paesi, la probabilità che sia la Germania ad uscire dall’Europa diventa forte”.
“Un Paese – continua – deve avere un piano B, perché così com’è l’Europa non regge. Sono convinto che la Germania abbia un piano B”. “Per questo dico – aggiunge – che, se l’elettorato tedesco si dovesse ribellare, sarà la Germania a uscire da questa situazione. Quindi, tutti i Paesi dovrebbero avere un piano B, dovrebbero sapere come affrontare la situazione”.
“Mi fu detto – continua – che l’Italia un piano B non lo aveva e, in effetti, non mi risulta che lo abbia. Probabilmente la Banca d’Italia ce l’ha perché, se non lo avesse, non sarebbe più la Banca d’Italia che ho conosciuto. Perché Bankitalia è stata sempre pronta ad affrontare tutte le situazioni, anche le più difficili. Se non ce l’ha vuol dire che la Banca d’Italia è cambiata. Non sto dicendo se è realizzabile o non realizzabile l’uscita dall’euro, sto dicendo che è un evento possibile e quindi, lo si voglia o no, occorre essere preparati”.