ubiMentre la riforma delle banche popolari appare sempre più come un regalo agli istituti stranieri nuove manovre si profilano per il Monte dei Paschi di Siena. La trattativa della banca senese con la Bce è un sentiero accidentato e anche la scorsa settimana ha portato a Francoforte i due capi dell’istituto senese, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, per parlare con il presidente del consiglio di sorveglianza, la francese Danièle Nouy
La Bce vuole una completa pulizia dei conti e non si limita ad aspettare l’aumento di capitale da 2,5 miliardi annunciato dal Monte. Ma probabilmente, la Bce vedrebbe bene anche un’aggregazione che metta al sicuro la banca. A questo scopo, nelle scorse settimane, c’è stato un sondaggio di Victor Massiah, ad di Ubi Banca, con l’Eurotower per sapere se la Bce sarebbe d’accordo su una fusione Ubi-Mps.
Nascerebbe la terza banca italiana, capace di posizionarsi a un’incollatura da Unicredit. L’ipotesi però spaventa il duplex Profumo-Viola e la Fondazione, che perderebbero qualsiasi potere e tentano di convincere la Vigilanza che basta l’aumento di capitale.  
Intanto fa discutere la decsione del governo Renzi di eliminare il voto capitario nelle princvipali banche popolari italiane e trasfirmarle in società per azioni.
“Apro le popolari ai capitali stranieri” ha annunciato il premier a Davos dando corpo a quanti ritengono che in questo modo si apra la porta al massiccio ingresso di banche e fondi esteri nel capitale delle nostre popolari. La finanza internazionale ringrazia. E non è un caso seieri “Wall Street Journal”, giornale-simbolo delle grandi banche americane, abbia pubblicato in prima pagina una grande intervista a Matteo Renzi.