97 MGTHUMB-INTERNALa Gielle, azienda di Altamura (BA) diffusa in mezzo mondo per i suoi sistemi antincendio (fatturato da decine di milioni di euro, 380 dipendenti solo in Italia), è nota per un sistema di spegnimento incendi che non utilizza acqua, ma gas. Per questo è sempre più diffusa nei paesi del Medio Oriente e riscontra un grande successo soprattutto nel settore petrolchimico. La presenza dell’azienda altamurana all’Intersec di Dubai, a metà gennaio, era scontata. Sul posto, grande successo di pubblico. Anche il principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mansour Al Maktoum, ha visitato lo stand dell’azienda pugliese presso il World Trade Center della capitale araba.
 “Unico neo, la scelta di aver utilizzato due prestanti hostess per promuovere lo stand. Tale iniziativa, se pur geniale – scrivono senza falsa modestia in un comunicato della stessa Gielle – ha scosso invece la sensibilità di alcuni rappresentanti del mondo arabo”. In fiera è intervenuta la polizia che ha costretto le ragazze a indossare pantaloni al posto delle gonne.
Problema risolto? Macché. La vera sorpresa, per Vincenzo Galantucci responsabile della pianificazione strategica del gruppo e per gli ingegneri della Gielle, è arrivata al ritorno in Puglia. Due milioni e mezzo di visualizzazioni sul profilo Facebook dell’azienda dove sono state postate foto dell’evento in fiera a Dubai che ritraevano hostess, dirigenti del gruppo altamurano e il principe ereditario Al Maktoum. Su quelle foto si è scatenato un diluvio di commenti: “Alcuni – scrive ancora la Gielle – degni della più atroce legge del taglione”. C’è chi ha invocato la punizione divina per i peccatori, chi si è lanciato in pesanti critiche politiche contro lo sceicco e i suoi costumi corrotti dall’Occidente. Altri hanno preferito prendere di mira le hostess con battute più o meno salaci. Qualcuno si è spinto oltre, postando foto di teste decapitate.
L’azienda ha subito informato Farnesina e Interpol. Ora dalla Gielle giurano di non voler ripetere l’esperienza: “Abbiamo riconosciuto l’errore comunicativo – dice Galantucci – anche se la campagna marketing ha avuto successo”. Ma gli ingegneri dell’azienda sono preoccupati: “Dopo i fatti di Charlie Hebdo qualcuno di noi ha paura solo a pensare di tornare lì per lavoro