Se gli Stati Uniti decideranno di armare l’esercito di Kiev, nel sud-est ucraino ci sara’ “un’ulteriore escalation del conflitto”. Lo ha detto il segretario del Consiglio di sicurezza russo, Nikolai Patrushev. A una domanda su una possibile reazione di Mosca, Patrushev ha risposto: “Penso che agiremo con strumenti diplomatici”.
Razzi Tornado hanno colpito il quartier generale delle forze armate ucraine e una zona residenziale nella cittadina di Kramatorsk, nel sud-est ucraino. Ci sono morti e feriti, ha reso noto il presidente ucraino Petro Poroshenko
Il governo ucraino è “cautamente ottimista” in vista del vertice previsto domani a Minsk tra Hollande, Merkel, Putin e Poroshenko per far tacere i cannoni nel Donbass, ma bisogna “anche essere pronti al peggior scenario”. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Kiev, Ievghen Perebiinis, ieri sera in un’intervista all’emittente ucraina Canale 5. Secondo il diplomatico, il summit di domani comunque “non è l’ultima chance” per trovare “una soluzione pacifica” al conflitto. 
Una seduta del Gruppo di contatto Kiev-Mosca-Osce-separatisti si svolgerà oggi a Minsk, alla vigilia dell’attesissimo vertice. “La priorità – ha detto una fonte vicina ai negoziati – è il cessate il fuoco e lo sviluppo di meccanismi per monitorarne il rispetto”
Il conflitto intanto non si ferma. Bombardamenti a Donetsk, si contano vittime anche fra i civili. Nel Sud-Ovest della Russia esercitazioni militari 
Da Maidan ai 5.000 morti nel sud-est 
Dalla rivolta di Piazza Maidan al conflitto nel sud-est, che finora ha provocato 5mila morti e oltre un milione di profughi. Ecco le principali tappe della crisi che insanguina l’Ucraina da oltre un anno: NOVEMBRE 2013-GENNAIO 2014: il governo ucraino decide di sospendere la preparazione della firma dell’accordo di associazione con l’Ue per riavvicinarsi a Mosca, dopo le pressioni russe con l’arma soprattutto della leva energetica (il prezzo del gas). L’opposizione accusa il presidente Viktor Ianukovich di “alto tradimento” e chiede la sua destituzione. Inizia la protesta delle tende a Maidan, nel cuore di Kiev. FEBBRAIO 2014: Dopo tensioni e scontri cruenti, i manifestanti prendono d’assalto il palazzo presidenziale. Ianukovich viene rovesciato. APRILE 2014: due settimane dopo l’annessione della Crimea alla Russia, manifestanti filo-russi si impadroniscono degli edifici pubblici a Kharkiv, a Donetsk e a Lugansk, le principali città delle regioni dell’est russofono. I separatisti proclamano la “Repubblica sovrana” a Donetsk. Kiev lancia una operazione militare “antiterrorismo”. MAGGIO 2014: referendum sull’indipendenza nelle regioni di Donetsk e Lugansk, con massiccia vittoria dei ‘si”. Kiev e i Paesi occidentali giudicano il referendum “illegale”. L’oligarca filo-occidentale Petro Poroshenko vince le presidenziali. LUGLIO 2014: Distruzione in volo di un aereo di linea Boeing della Malaysia Airlines, che cade nel territorio controllato dai ribelli: 298 morti. Da Ue e Usa nuove sanzioni economiche contro la Russia accusata di sostenere e armare i separatisti. AGOSTO 2014: I combattimenti infuriano attorno a Donetsk e Lugansk. La Russia decide di porre l’embargo sulla maggior parte dei prodotti alimentari importati da Ue e Stati Uniti come risposta alle sanzioni. Kiev denuncia una “invasione diretta” e si candida a entrare nella Nato. SETTEMBRE 2014: a Minsk, Bielorussia, si riunisce il “gruppo di contatto” sull’Ucraina (i rappresentanti di Kiev, Mosca, dei separatisti e dell’Osce). Viene firmato un accordo per un cessate-il-fuoco, che tuttavia reggerà solo qualche giorno. OTTOBRE 2014: Elezioni parlamentari. Vince il blocco filo-Ue, ma Poroshenko non si rafforza. NOVEMBRE 2014: elezioni nelle autoproclamate repubbliche ribelli, dominate dai separatisti. GENNAIO 2015: nuove fiammate di guerra. Scontri sanguinosi all’aeroporto di Donetsk. Kiev impone lo stato d’emergenza. Amnesty denuncia eccidi di civili da entrambe le parti. FEBBRAIO 2015: Germania e Francia tentano una mediazione europea sganciata dagli Usa. La Nato è spaccata sull’ipotesi di fornire armi letali alle forze governative ucraine: Usa possibilisti, Angela Merkel guida il fronte del no e incontra Obama a Washington.
Obama dopo vertice con Merkel, ‘armi a Kiev se diplomazia fallisce’
Gli Stati Uniti sono pronti a fornire armi all’Ucraina se la via diplomatica dovesse fallire. E’ il messaggio che Barack Obama invia alla Russia, confermando quello che già circolava da giorni. E lo ha fatto davanti alla cancelliera tedesca Angela Merkel, ricevuta nello Studio Ovale della Casa Bianca, che dal canto suo ha ribadito il ‘no’ a qualsiasi soluzione militare della crisi. Il franco faccia a faccia tra i due leader – durato circa due ore – si è svolto mentre a Bruxelles i ministri degli Esteri della Ue avevano da poco deciso nuove sanzioni verso Mosca, pur rinviandone l’attuazione. Tutti infatti aspettano di vedere come andrà a finire il vertice di Minsk, dall’esito quanto mai incerto, come ha ammesso la stessa Merkel da Washington. Sottolineando senza mezzi termini come con la crisi ucraina sia oramai in gioco “l’ordine della pace in Europa”. Con Vladimir Putin, del resto, è sempre più muro contro muro. Lo ‘zar’ del Cremlino, in vista del summit di mercoledì, ha messo in guardia Europa e Stati Uniti usando parole forti: “La Russia non accetterà mai alcun ultimatum”. “Nessuno – ha detto il suo portavoce – ha mai parlato e potrà mai parlare al presidente con il tono dell’ultimatum”. Ma quello lanciato da Obama stasera gli assomiglia molto. Il presidente americano ha infatti puntato più che mai il dito contro il Cremlino: “La Russia ha violato tutti gli impegni presi con l’accordo di Minsk, continuando a operare nell’Ucraina dell’est, inviando soldati e artiglieria pesante e distruggendo interi villaggi”. Per Obama, dunque, le sanzioni – che pur stanno colpendo in maniera durissima l’economia russa – potrebbero non bastare più. E lo ha detto chiaramente durante la conferenza stampa congiunta con la Merkel, pur auspicando “una risposta unitaria” degli alleati europei. “Noi incoraggiamo la soluzione diplomatica. Bisogna andare avanti con le sanzioni”, ha spiegato il presidente americano.